Il Tirreno

Livorno

La denuncia dei sindacalisti  

«Sos lavoro sulle banchine, ci boicottano per dribblare la vigilanza sulla sicurezza»

Giusti e Puccioni accusano: niente distacchi per rafforzare il ruolo del rappresentante dei lavoratori (Rlss),  si fanno soltanto chiacchiere

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. L’ “ufficio” se lo sono inventato loro e l’hanno piazzato davanti all’uscio dell’Authority: un tavolino da pic nic, un ombrellone e un ironico scatolotto di cartone con la scritta beffarda «compiuter tosciba». Poi la targa, ovviamente anch’essa di cartone che indica l’ufficio rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di sito (Rlss), «come da protocollo». Più in là: «Rassicuriamo i lavoratori, alla sicurezza ci pensano loro» (e la freccia indica l’ingresso dell’istituzione portuale).

«A distanza di quattro anni dal protocollo che dovrebbe mettere i puntini sugli “i” per la prevenzione degli incidenti sul lavoro in porto, non abbiamo visto niente se non chiacchiere, e allora siccome ci sentiamo presi in giro proviamo a contrattaccare con l’ironia per denunciare qualcosa che in realtà suscita rabbia e amarezza». Parola di Marco Giusti (Cgil) e Marco Puccioni (Uil): insieme a Massimiliano Boni (Cisl) – costretto però a dare forfait dal presidio – hanno l’incarico di occuparsi della sicurezza sul lavoro in porto vedendola dalla parte dei lavoratori. Ma tengono a sottolineare che, «contrariamente a quel che avviene in altri porti», devono farlo «un po’ a scappatempo». Nel senso che lavorano l’uno alla Tdt e l’altro alla Seatrag: «Finora abbiamo potuto seguire i vari casi nei ritagli del tempo libero o verificando di volta in volta la possibilità di assentarsi per qualche ora dal turno di lavoro: ma questo significa che è inutile sciacquarsi la bocca con i discorsoni sulla sicurezza, passa in secondo piano ed è complicato stare addosso alle imprese facendo sentire il fiato sul collo».

E allora, cosa chiedono? Ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza del sito (Rlss), cioè di tutto il porto, dev’essere riconosciuto «un distacco permanente temporaneo: e diciamo uno a rotazione fra i nostri tre sindacati, altrove sono tre i rappresentanti che si occupano a tempo pieno di questo problema, in alcuni porti sei».

Giusti e Puccioni puntano il dito contro il fatto che «all’interno dell’Authority c’è tanta indifferenza rispetto a questo problema»: eppure proprio l’Authority in passato aveva intanto destinato un locale e un computer per dare almeno uno spazio fisico alla funzione del “Rlss” in attesa del distacco richiesto. Ma nel mirino finiscono anche le aziende: «Non smettono di litigare per dire chi deve pagare le 600 ore a testa di permessi. Stiamo parlando di 300 euro mensili per azienda, mica di fantastiliardi». E aggiungono: «La verità è che la prevenzione interessa solo a chiacchiere, il fatto di avere fra i piedi chi dà voce ai lavoratori sui temi della sicurezza non è poi così gradito. Salvo poi le immancabili lacrime di coccodrillo quando ci scappa qualcosa di grave».

Gli esponenti sindacali ricordano di aver chiesto un incontro alla cabina di regia regionale ma di essersi sentiti rispondere picche. Ora segnalano di esser stati dal prefetto e annunciano di essere intenzionati «ad andare fino in fondo, anche a costo di bussare alla Procura».

L’ultima sottolineatura riguarda un paradosso: «Da quando è stato chiuso il passaggio a livello accanto al ponte sullo Scolmatore, la Darsena Toscana è di fatto un’ “isola” non appena si aprono i ponti sul canale dei Navicelli. Figurarsi che in una esercitazione i vigili e l’Asl sono rimasti bloccati per venti minuti dal ponte aperto: ma se l’emergenza ci fosse stata davvero?». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web