Gioco
L’ultimo giorno di Verna all’Authority «Commissario senza fermare il porto»
Stamani, scaduta la sospensione, torna al timone di Palazzo Rosciano il presidente Stefano Corsini. L’ammiraglio: «Me ne vado in punta di piedi così come sono venuto. Maxi-Darsena? Sono ottimista»
LIVORNO. «Quel che ho fatto? Semplicemente il mio dovere: volevo evitare che l’Authority di Livorno si fermasse e ho affrontato i problemi che si sono presentati senza rinviare. L’ho fatto con due idee-guida: da un lato, puntando prima di tutto ad ascoltare; dall’altro, sapendo di contare sulle tante professionalità che ho incontrato all’interno dell’ente». A dirlo è il commissario-ammiraglio Pietro Verna, davanti al taccuino del Tirreno al binario 4, pochi istanti prima di salire sul “Frecciabianca” che sta per riportarlo nella sua Roma.. Non aveva un compito semplice quando agli inizi di marzo è stato inviato a reggere l’istituzione portuale di Livorno e Piombino dopo che, in seguito all’inchiesta sulle concessioni temporanee alla radice della Darsena Toscana, il giudice aveva decapitato l’Authority allontanandone i vertici con una interdizione di 12 mesi. In realtà, però, fin dal primo momento Verna ha dovuto cavarsela senza avere idea di quanto sarebbe durato il proprio incarico. E saltando in corsa sul “conclave” di Espo, l’organizzazione della portualità europea, che ha portato su Livorno gli occhi degli scali di mezzo continente.
Oggi si reinsedia a Palazzo Rosciano il presidente Stefano Corsini perché, come confermato dall’ordinanza della magistratura, ieri si è conclusa l’efficacia della misura cautelare e ora può tornare. Ma a dire il vero questo ritorno ha avuto date sempre incerte perché la Cassazione ha annullato la sospensione e tuttavia lasciandone a bagnomaria l’applicazione operativa concreta. Risultato: Verna è stato costretto a operare senza sapere fino a quando e avendo alle spalle un ministero che all’inizio di maggio ha revocato il sottosegretario Armando Siri e, qualche settimana dopo, ha visto impallinare dall’interdizione perpetua il viceministro Edoardo Rixi, ambedue leghisti, senza contare poi la crisi di governo in queste ultime settimane.
Era stato proprio Rixi a indicare a botta calda la missione di chi avrebbe preso il posto di Corsini: far decantare la guerra fra gli operatori che aveva trasformato le banchine livornesi in un Vietnam di accuse e controaccuse. Chissà se a mettere pace sono state le ferie estive, il fatto che il commissario era solo di passaggio o comunque l’abilità di Verna nell’ascoltare, fatto sta che almeno pubblicamente si è ridotta la temperatura di polemiche che avevano fatto di Livorno il porto più “difficile” del Bel Paese.
Verna ha anche puntato gli occhi sul rispetto degli impegni presi dai terminalisti quando hanno ottenuto le concessioni: è semplicemente nata una commissione che ha iniziato il lavoro, ma indica una direzione di marcia.
Nel primo pomeriggio aveva salutato i dipendenti. «Sono orgoglioso di aver fatto parte di questa squadra, ringrazio tutti per la collaborazione». Poi su questi «sei mesi intensi» una sottolineatura di stile: «Me ne vado via così come sono entrato, in punta di piedi». In punta di piedi ma mettendo mano anche ai piani alti della tecnostruttura dell’ente: una strada obbligata per via dell’interdizione (fino a ottobre) del segretario generale Massimo Provinciali, ma con l’arrivo come numero due facente funzione prima di Gabriele Gargiulo e poi di Simone Gagliani. E’ stato proprio quest’ultimo a salutarlo: «Verna lascia in tutti noi un ricordo positivo, lo ringraziamo per il lavoro che ha saputo svolgere e per essersi dedicato con professionalità e dedizione alla gestione di un ente complesso come il nostro».
Ma la Darsena Europa arriverà? «Io sono ottimista», dice lui già quasi sul treno. «A Livorno è venuto l’ambasciatore del Qatar, a Livorno è venuto il numero uno del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici: non siamo rimasti fermi. Ora tocca al presidente Corsini: gli faccio i migliori auguri perché il suo lavoro abbia successo. E a Livorno dico: nel vostro porto credeteci, è un grande porto». —
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