Il Tirreno

Livorno

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Dall’abbandono al recupero lavori allo storico acquedotto

Simone Fulciniti
Dall’abbandono al recupero lavori allo storico acquedotto

L’opera leopoldina rinasce grazie alle risorse di Asa e di altri sponsor Nel progetto previsti anche due sentieri turistici tra Parrana e Colognole 

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Tutti uniti per il recupero prima ed il rilancio poi, dell’acquedotto leopoldino, assoluta eccellenza del territorio livornese. Motore dell’ambizioso progetto, l’associazione Salviamo il salvabile che , sospinta da un’amore infinito verso la meravigliosa struttura, riesce per una volta a mettere insieme un gruppo istituzionale di grande spessore: Luca Salvetti, sindaco di Livorno, Adelio Antolini, sindaco di Collesalvetti, Francesco Gazzetti, consigliere regionale, Nicola Ceravolo, presidente dell’Asa, e un considerevole numero di assessori e consiglieri comunali, giunti a Parrana per confermare la loro volontà d’intervento. Magari procedendo per piccoli passi, ma tutti concordano sul fatto che, riportare alla luce questo pezzo di storia, sia una cosa buona e giusta.

«Sono contento - afferma Salvetti - che ci sia la voglia di valorizzare appieno questo luogo, per me molto significativo. Da parte della nostra amministrazione comunale, c’è l’intenzione di collaborare , sotto ogni forma per far decollare questo progetto». Ceravolo, spiega invece, con estrema chiarezza, quali saranno le tappe, ed i tempi che condurranno al parziale recupero: «Se in autunno riusciremo a siglare le carte, in inverno cominceremo ad intervenire: l’augurio che faccio è che in primavera si possa ripetere un'escursione come questa, in totale sicurezza». Il primo obiettivo è quello di creare due sentieri turistici: uno nel tratto da Parrana San Giusto e Parrana San Martino, e l’altro nell’affascinate scenario delle sorgenti di Colognole. Quindi ripulire quella parte che si vede dalla strada, e che potrebbe trasformarsi in un invitante biglietto da visita. «Abbiamo già messo delle risorse importanti - prosegue il presidente Asa - e sappiamo che ci sono partner e sponsor che desiderano contribuire. Adesso serve solo concretizzare». La camminata comincia imboccando via del Pino, e dopo una cinquantina di metri, la guida fa cenno di svoltare a sinistra. C’è una strada di campagna, resa infuocata dal sole del mattino, che ci attende. Nessuno potrebbe aspettarsi lo spettacolo, che pochi passi più avanti, si manifesta agli occhi curiosi di coloro che partecipano. Tuttavia le meraviglie nascoste, hanno il pudore di annunciarsi, attraverso dei cunicoli, ben congegnati, la cui stabilità è purtroppo minata dal dissesto geologico. Procedere non è semplicissimo, soprattutto se non si possiedono scarpe e abiti adatti allo scopo. Il sentiero si fa ora ripido alla discesa, ora impervio alla scalata, ma calcolando quel ci attende confuso tra la vegetazione, è una fatica che vale la pena affrontare. Appena si scorgono le prime strutture, si ha l’impressione di essere esploratori che vanno alla ricerca di antiche città sperdute e dimenticate dal tempo. Sembra quasi impossibile trovarsi davanti a dei colossi di tale portata. Viene spontaneo fare una riflessione : se fossimo in Francia, questa zona sarebbe senz’altro recintata, ci sarebbe un ufficio accoglienza , un percorso preciso, e una squadra di manutentori impegnati ogni giorno nel conservare perfetta la salute dei ‘monumenti’. Ammirando le arcate dell’acquedotto dal basso, viene in mente proprio il Pont du Gard, che si trova nella bassa Provenza, considerato uno dei punti turistici fondamentali in Europa. Invece, tra i ‘due santi’ di Parrana, la parola manutenzione non esiste da oltre vent’anni, ed i risultati si vedono, eccome. L’avventura prosegue, e, dopo un tratto percorso sulla sommità, si arriva alla Castellaccia, l’ultimo pezzo di strada prima di giungere all’antico casolare di guardia di Parrana San Giusto. Purtroppo si tratta anche del luogo più degradato: cinque meravigliose fornici, completamente avvolte in mezzo alla vegetazione, due delle quali in condizioni pietose: una ormai sgretolata , e l’altra invasa da un albero di fico, cresciuto al suo interno. La guida spiega che ripulire la zona non sarà un impresa da poco, e ci mostra la pagina di un libro, che illustra il disegno originale del Poccianti. Una cosa è sicura, se si vuole salvare questa geniale opera d’ingegneria e d’architettura, occorre intervenire, il più presto possibile. Nel frattempo scopriamo di procedere in verso contrario rispetto a quello dell’acqua, perché , e anche questo sorprende qualcuno, l’acquedotto è ancora attivo, e serve alcune zone limitrofe. La parte finale è la migliore. Qui , finalmente, è stato fatto qualcosa, disboscando un bel tratto, e riportando alla luce la striscia di pietre, che fino a pochi mesi fa, era completamente sepolta nel verde. «Speriamo che questa sia la volta buona«, bofonchia qualcuno. Ma nell’aria serpeggia ottimismo. —

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di Redazione web