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«Lo sgombero a gennaio» Chiccaia, sindaco a tu per tu con proprietari e occupanti
Salvetti e Raspanti incontrano le famiglie: 4 mesi per trovare soluzioni ma per ora le associazioni non rispondono all’appello del Comune
livorno. «Inutile nasconderci, siamo di fronte a una situazione che possiede tutti i connotati dell’emergenza. Dobbiamo riportare Livorno ad avere dei confini dignitosi e per questo servono interventi coraggiosi. La prima azione riguarda questo luogo, che definisco non degno di essere vissuto». Queste sono le prime parole del sindaco Luca Salvetti che insieme all’assessore al sociale Andrea Raspanti ieri ha incontrato le famiglie, in gran parte occupanti, che vivono alla Chiccaia, ovvero il vecchio blocco popolare che dovrà essere demolito (quindi prima sgomberato) e poi ricostruito. Il confronto si è acceso proprio al centro del cortile popolare di Shangai.
«Abbiamo l’opportunità unica e irripetibile – ripete Salvetti di fronte alle famiglie – di cogliere dei finanziamenti pubblici per cambiare completamente volto a questo luogo: il blocco verrà abbattuto e al suo posto saranno costruiti 54 appartamenti nuovi che verranno messi a disposizione dell’emergenza abitativa». Non dei presenti che a quanto emerso sono esclusi delle graduatorie ufficiali delle case popolari: 37 nuclei familiari che abitano i vari appartamenti, in una condizione definita fuorilegge.
I volti si oscurano, qualcuno interrompe cercando di capire come e quando dovrà abbandonare quella che sente casa sua. «Il limite per sgomberare – promette ora Salvetti – non sarà dicembre, non dovrete uscire sotto Natale. Lo sposteremo alla prima metà di gennaio. Fisseremo una data che verrà comunicata per tempo e a quel punto tutto dovrà essere rimosso». Stavolta si fa sul serio, il tempo dei “poi si vedrà” – sottolineano dalla giunta – è alle spalle. Una ragazza, preoccupata vuol sapere quello che accadrà a lei e alla sua bambina. «Il nostro obiettivo – interviene Raspanti – è di riuscire a definire la maggior parte delle situazioni, senza necessariamente dovere arrivare all’ultimo momento e meno che mai all’extrema ratio dell’intervento della forza pubblica. Ci deve essere una sorta di accompagnamento, molto complicato», ammette. «Per legge – riprende – il Comune non può offrire soluzioni abitative in questo caso. Valuteremo attentamente caso per caso, cercando di spingere le cose nel senso migliore. Abbiamo quattro mesi e occorrerà tutta la collaborazione possibile».
Si parla di coabitazioni, alberghi, soluzioni transitorie che spaventano, soprattutto chi ha figli. Salvetti prova a rincuorare, ma nello stesso tempo denuncia una pressoché totale assenza di sostegni per ora. «Abbiamo fatto una chiamata generale ad enti, banche, associazioni, istituti, ma la solidarietà livornese sbandierata per tanti anni ad oggi non l’ho proprio vista. Su oltre venti richieste di aiuto, solo in due ci hanno risposto e non dicendo “sì, ci siamo”. Sono deluso certo, ma manca ancora un po' e quindi devo restare ottimista». In molti vorrebbero dire qualcosa, qualcuno ci riesce come il giovane Adam Ben Nasr, che ha studiato le normative e sostiene che qualche scappatoia potrebbe essere scovata. Poi ci sono i nove proprietari, sette dei quali vivono nel blocco. La loro è una situazione del tutto particolare, per la quale Salvetti parla di confronti testa a testa.
«Quello che potrò fare – conclude il sindaco – lo farò con tutto il cuore. Mai come adesso vorrei avere la bacchetta magica». —
Simone Fulciniti
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