Il Tirreno

Livorno

il ritratto

È morto Carlo Lusena, da direttore rilanciò la Fattoria Universitaria

Guido Guastalla
È morto Carlo Lusena, da direttore rilanciò la Fattoria Universitaria

Il padre Gastone fu uno dei più apprezzati medici del Pronto Soccorso, lo zio Giuseppe Coen fondò il reparto di Ginecologia dell’Ospedale 

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Domenica mattina è mancato Carlo Lusena, a 93 anni. Apparteneva ad una antica e illustre famiglia ebraica di origine sefardita, cioè ispano portoghese. Lo stesso cognome segnala questa origine: Lucena è una citta dell’Andalusia in provincia di Cordova, da cui proveniva anche il grande Maimonide. Qui gli ebrei vivevano da più di mille anni e furono cacciati nel 1492 o convertiti a forza al Cristianesimo. Fra quelli che arrivarono a Livorno, dopo molte peripezie, richiamati dalle Leggi livornine del Granduca Ferdinando I, anche i Lusena.

La madre Lina Abeniacar, una gran signora della vecchia e ormai scomparsa Livorno borghese proveniva anch’essa da una importante famiglia di antica origine spagnola ed è ricordata come una grande benefattrice della Comunità ebraica di Livorno alla quale, in morte, lasciò una cospicua eredità. Lo zio della signora Lina, il dott. Giuseppe Coen, fu il fondatore a Livorno del reparto di Ginecologia e Ostetricia, ricordato con una lapide apposta dalla amministrazione ospedaliera nel 1967.

Il padre Gastone, ufficiale medico, non ancora laureato, durante la I guerra mondiale, grazie alla esperienza al fronte, divenne uno dei migliori e più apprezzati medici del Pronto soccorso agli Spedali Riuniti di Livorno per alcuni decenni. Fu anche Presidente negli anni difficili delle leggi razziali della Comunità israelitica (così allora si chiamava) di Livorno. Era parente di Umberto Lusena, figlio del generale Leonardo Lusena, ex legionario fiumano con D’ Annunzio, a cui è dedicata una strada a Livorno e Roma, ucciso a 40 anni alle Fosse Ardeatine e Medaglia d’oro al valor militare per aver contrastato col suo reparto, il IV battaglione arditi paracadutisti di un Reggimento della “Nembo” l’avanzata dei carri armati tedeschi verso Roma.

Carlo, laureato in Agraria svolse la sua attività all’Università di Pisa come direttore della Fattoria universitaria nella zona di Tombolo, che prese in mano in condizioni di grave degrado, riportandola alla eccellenza nel campo della ricerca e della sperimentazione agricola, tenendo presente quanto avveniva negli stessi anni in Israele, paese a cui era profondamente legato affettivamente, e che visitò per la prima volta con la madre nel 1966 con un avventuroso viaggio in nave.

In pensione da molti anni, grazie alla legge sui perseguitati razziali, continuò a dirigere con grande passione e dedizione la fattoria di famiglia a Rimazzano sulla strada Emilia fra le province di Livorno e Pisa, pur continuando, con grande passione e curiosità intellettuale, ad occuparsi di cultura, di politica e di ebraismo. Credo che gli sarebbe piaciuto di essere ricordato per questi suoi sentimenti sionistici di amore per Israele. E allo stesso tempo si considerava un grande livornese, discendente di quei padri fondatori arrivati alla fine del ‘500.

Riposa in pace e che la terra ti sia lieve, amico nostro.

Baruch Dayan Emet. —




 

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