Il Tirreno

Livorno

il viaggio sul Romito 

In Calafuria dopo le foto choc: «Così il nostro ponte ci fa paura»

Juna Goti
In Calafuria dopo le foto choc: «Così il nostro ponte ci fa paura»

Livorno, i bagnanti: «Cemento e canaline vengono giù, non è sicuro». Però c’è anche chi scavalca le transenne

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LIVORNO. Andrea Voliani è seduto insieme al fratello Denny. Se ne sta tranquillo su uno scoglio a mezzo metro dall’acqua. Di sicuro i turisti del Romito non lo sanno, ma da queste parti è una specie di sindaco o di cittadino onorario: «Da quanto vengo qui? Dal ’66, da quando sono nato». Di Calafuria conosce ogni angolo. Ogni metro di scogliera sa di casa. E vedere tutto incerottato dalla torre al ponte «sì, fa un effetto brutto e mi sa che queste transenne non le leveranno mai...». È fra i tanti che sperano, che chiedono, che il ponte venga ristrutturato. «Così è pericoloso, prima andavamo sempre sotto, ora non ci andiamo più, ci sono pezzi di cemento grandi così, se te ne casca uno sulla testa t’ammazza».

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Le foto-choc pubblicate dal Tirreno non sono passate innosservate: «Spero che ristrutturino il ponte ma anche la torre, mi piange il cuore a vederla così». Mentre i due fratelli sono sugli scogli sotto al sole, all’ombra del ponte dell’Anas non c’è la ressa di sempre, quella che colorava l’area prima che una settimana fa crollasse la canalina della fibra ottica e aumentassero i divieti. Nel primo pomeriggio della terza caldissima domenica di agosto a controllare sono già passati i carabinieri e il solarium sotto l’arcata è praticamente vuoto. Ma c’è comunque chi non rispetta i divieti (lungo la discesa si può leggere anche l’ordinanza comunale) e si posiziona al di là delle transenne, vicino alla ribattezzata scaletta dei sub, appena sotto al ponte.

Gaetano Cirillo arriva da Firenze e cade un po’ dalle nuvole: «Non sapevo fosse vietato, allora non verrò più qui sotto». Alza gli occhi e guarda il ponte: «In effetti fa un po’ impressione. Farebbero bene a estendere il divieto ai camion che passano sopra». Estenderlo a tutto l’anno, senza limitarlo ai mesi estivi. Lo dice anche lui che è camionista: «Sarebbe meglio farci passare sempre dalla A12, ma abbassando le tariffe che in questo tratto sono tra le più care d’Italia, oppure dalla 206».

Poco più avanti sono seduti Giacomo Giaché e la moglie Mariella, in trasferta da Cascina. «Non sopportavo questo sole, fa troppo caldo», mette subito le mani avanti lei. «Lavoravo all’Enel, mi occupavo anche di sicurezza, quando siamo arrivati ho guardato subito in alto», premette invece lui: «Questo mi sembrava il punto migliore, più avanti invece è pericoloso, rischiano di venire giù pezzi di calcestruzzo, guardi...». E indica il copriferro crepato e la parte superficiale del ponte malridotta. «Comunque non sapevo dell’ordinanza, usciamo subito, questa per noi è stata una giornata di esperimenti: è dal ’68 che vado in Calignaia, cercavo un punto dove fosse più facile scendere per portarci il mio nipotino, ma niente». Anche Irene Bargagna arriva da Pisa: è sdraiata con il fidanzato all’ombra, ma al di là del ponte. «Credevo che qui si potesse stare, siamo arrivati in canoa dal mare». E in effetti è difficile capire che anche lo specchio d’acqua sotto al ponte è vietato, visto che non sono ancora state posizionate le boe. I due ragazzi riprendono la canoa e si spostano. Prima però: «Spaventa vedere il ponte così, fa paura anche dopo quello che è accaduto a Genova. Appena arrivati ci siamo chiesti perché, se ci sono dei problemi, continuano a far passare le auto e i camion sopra. Ci siamo risposti che magari c’è un problema di caduta di calcinacci e non di tenuta della struttura, ma facciano manutenzione».

Un aspetto su cui si sofferma anche Cristina Paoletti, che invece è in acqua nella zona dove si può ancora stare: «Leggo che i tecnici dicono che il ponte non rischia di crollare e ci credo. Ma i pezzi di cemento e le canaline vengono giù e se vengono giù ti fanno male. Quindi visto che questo non è un ponticello di campagna ma una struttura in un’area molto frequentata, il problema di sicurezza sussiste».

Accanto a lei, cappello in testa e occhiali sul naso, si arrabbia con chi non rispetta i divieti Lorella Salvini.

Due giorni fa era in Calafuria quando la polizia municipale ha fatto uscire dal sottoponte una famiglia con molti bambini. «Devono iniziare a fare le multe. Se metto l’auto in divieto prendo la multa? Sì. Qui poi si tratta di sicurezza. Quando vedo passare i bimbi piccoli mi arrabbio: quando poi succede qualcosa a chi danno la colpa? All’Anas? Al Comune?». E guarda in alto, dopo avere ricordato anche le foto pubblicate dal Tirreno: «A me il ponte così fa paura. Mi andrebbe bene se lo chiudessero per fare urgentemente i lavori. E sarei d’accordo se estendessero a tutto l’anno il divieto di passaggio dei camion, ma la società Autostrade abbassi le tariffe perché non è giusto che chi lavora paghi un salasso». —
 

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di Redazione web