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I medici del 118: «Ci aggrediscono pure i passanti»
LIVORNO. Non vengono aggrediti solo dai pazienti in escandescenze, come accaduto sabato scorso al trentaseienne Omar Zia in un servizio su un’ambulanza Svs. I medici del 118, purtroppo, rischiano di prendere le botte pure da passanti e automobilisti. È successo più volte in passato: mezzo di soccorso fermo in mezzo alla strada, i colpi di clacson e qualcuno che si avvicina chiedendo in malo modo di liberare il passaggio. Poi quando si eccede rischia di scatenarsi la violenza. Quella più folle possibile, verso persone che fanno turni di 12 ore di lavoro al giorno e spesso mangiano a bordo fra un soccorso e l’altro, con il rischio di non sapere quando poter andare in bagno.
«Noi nel frattempo – spiega una delegazione dei 13 medici livornesi, il “pronto soccorso mobile” della provincia – stiamo provando a salvare le vite. Capita spesso che l’autista si fermi in caso di problemi. L’ambulanza non è un taxi come pensa qualcuno e mentre viaggia non possiamo fare nulla. Dobbiamo applicare le terapie e se non si parte subito per l’ospedale, il motivo è questo».
Una volta, ad esempio, una dottoressa è stata quasi aggredita mentre cercava di rianimare una donna. Una persona, entrando nell’abitazione, ha urlato dicendo che doveva uscire e l’ambulanza la ostruiva. «Sono situazioni – sottolineano – che pur diverse l’una dall’altra si manifestano a cadenza quotidiana».
Per migliorare la qualità del soccorso da tempo i medici del 118 chiedono di essere affiancati dagli infermieri, magari con l’auto medica che in Toscana c’è ovunque tranne nella nostra provincia. «Così avremmo un aiuto sanitario nelle terapie», dicono. Già così, il loro intervento, alleggerisce comunque l’attività del pronto soccorso. «Spesso capita che i pazienti abbiano bisogno di una diagnosi adeguata senza dover per forza andare in ospedale con il 118 – spiegano – ma questa decisione la possono prendere i medici dopo la visita».
Sulle aggressioni parla anche un volontario: Alessandro Filippi, colui che sabato scorso è stato aggredito dallo stesso cinquantenne che tirato la barella addosso al dottor Zia. Per lui sei giorni di prognosi. «Sono in Svs dal 2004 – dice – e lo faccio per passione, senza chiedere niente in cambio. In queste situazioni non sai mai come comportarti e naturalmente non reagisci mai. Quella notte, pur feriti, io e il medico abbiamo continuato a lavorare fino alle 8 di mattina». —
S.T.
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