Il Tirreno

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economia del mare 

Porto più sprint con il nuovo escavo che fa entrare le navi extralarge

Mauro Zucchelli
Porto più sprint con il nuovo escavo che fa entrare le navi extralarge

Evitare di rassegnarsi al declino dopo un’odissea di guai. Il dragaggio “regalato” dai privati (Tdt) e l’ordinanza di Tarzia

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LIVORNO. L’ampliamento del porto di Livorno negli ultimi cent’anni è stata “mangiando” verso terra anziché espandendosi verso mare. E questo complica tutto per le strozzature fisico-geografiche: la larghezza delle vie d’accesso, la profondità dei fondali, l’ampiezza del bacino dove fare manovra. Per il dopodomani c’è la prospettiva una espansione a mare senza tutti questi limiti (Darsena Europa). Ma intanto? Bisogna far l’impossibile per arrivare al massimo dentro i limiti fisici. . L’ultima mossa è l’ordinanza che il contrammiraglio Giuseppe Tarzia, comandante della Capitaneria, ha appena messo nero su bianco per aumentare i limiti di pescaggio, e dunque l’accessibilità al porto.

L’ultima di una serie. La prima, nel dicembre 2017: con le nuove regole per l’accesso agli accosti della Darsena Toscana (preceduta dal dragaggio che aveva portato a meno 15 metri l’imboccatura sud e a meno 13 fino alla strettoia del Marzocco). La seconda, fra primavera e autunno 2018: il taglio agli obblighi di utilizzo dei rimorchiatori e la revisione delle tariffe. La terza, nell’inverno passato: con l’Authority che investe sull’illuminazione.

Adesso la novità che apre una nuova pagina nell'accessibilità delle banchine-chiave per le grandi navi portacontainer. Proprio mentre il porto di Livorno deve fare i conti con: 1) le incertezze sul vertice dell’Authority (il 27 terminerà la sospensione del presidente Stefano Corsini, in realtà annullata ma senza farne scattare l’operatività); 2) l’inchiesta choc sulle concessioni temporanee (a novembre ci sarà l’udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio); 3) la guerra fra operatori.

Dentro questa tempesta perfetta c’è il tentativo di mandare ai mercati almeno un segnale di vitalità, di non rassegnazione al declino: ecco che i nuovi provvedimenti della Capitaneria arrivano dopo la conclusione del dragaggio che ha fatto aumentare da 55 a 70 metri la larghezza utile alla profondità di 13 metri nel tratto più stretto del canale d'accesso all'area clou del porto. Questo ha una tripla conseguenza: da un lato, un miglioramento della sicurezza della navigazione; dall'altro una accresciuta manovrabilità, tale dunque da consentire di permettere anche l'entrata o l'uscita notturna; infine, un aumento del pescaggio ammesso, con la possibilità perciò di gestire l'accesso di navi con maggior carico.

Beninteso, stiamo parlando di portacontainer di dimensioni ben al di sotto dei 15-18mila teu che altrove entrano già: la categoria su cui si muove Livorno è tutt’al più i 9mila teu (ma fino a pochi anni fa sopra i 7mila erano rare come mosche bianche). Stavolta però l’obiettivo sembra il carico reale più che la capacità nominale.

E’ da sottolineare un altro aspetto: l'escavo è stato pagato non dall'Authority com’era in passato bensì dal principale terminal privato, la Tdt, che ha tirato fuori 800mila euro .

E' sufficiente un pugno di centimetri di pescaggio in più per avere conseguenze rilevanti: l'aveva messo in evidenza un dossier – messo a punto lo socrso anno dalla sezione tecnica della Capitaneria guidata dal capitano di corvetta Cinthia De Luca – su cosa significa sul traffico annuo del porto di Livorno: per le 250 navi lunghe da 275 a 300 metri e larghe 35 bastano 15 centimetri di differenza per avere un potenziale incremento di 270mila tonnellate e 15mila teu. Quasi altrettanto per le 52 navi lunghe 300 metri e larghe 48. E nelle 172 navi lunghe 307 metri e larghe 40 bastano 10 centimetri in più per ottenere una potenzialità extra pari a 148mila tonnellate e quasi 8.300 teu.

«Ci rende orgogliosi – dice il direttore generale di Tdt, Marco Mignogna – il fatto di aver realizzato qualcosa che va a beneficio della comunità portuale: dispiace di esser stati i soldi a farsene carico ma l'importante è che sia stato fatto».

Mignogna ribadisce che «dal punto di vista commerciale la riprofilatura consentirà a noi di Tdt di mantenere gli attuali traffici e, soprattutto, poter recuperare alcuni servizi marittimi che in passato hanno abbandonato il porto di Livorno in favore di altri porti a causa dell’aumento dimensionale delle navi e della necessità di maggiore pescaggio». E sotto il profilo infrastrutturale? I prossimi passi sono due, segnala: l’ultimazione del micro-tunnel (con dragaggio definitivo dell’accesso) più, inutile dirlo, la Darsena Europa. —



 

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