Il Tirreno

Livorno

il racconto di un soccorso difficile 

Salvato dall'overdose, si riprende e aggredisce il medico del 118

Stefano Taglione
Il medico del 118 di Livorno Omar Zia durante un servizio a Marciana Marina, all'isola d'Elba
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Il medico del 118 di Livorno Omar Zia durante un servizio a Marciana Marina, all'isola d'Elba

Livorno, il cinquantenne era in pre-arresto cardiaco in casa: «Ha dato in escandescenze colpendomi con la barella». Ferito pure un volontario della Svs

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LIVORNO. Quando è entrato nel suo appartamento era sdraiato a terra e incosciente. In pre-arresto cardiaco dopo un’overdose di sostanze psicotrope. È sabato notte, il 10 agosto: un uomo di 50 anni sta morendo. L’ambulanza della Svs di via San Giovanni arriva subito, con a bordo il medico dell’Asl Omar Zia e i volontari dell’associazione. Trentasei anni, ex dottore militare, è stato anche in Afghanistan per formare il personale sanitario locale. Poi ha deciso di mollare l’impiego fisso e imbarcarsi sui mezzi del 118 come precario. È otto anni che lavora fra Livorno e l’isola d’Elba, con turni anche di 24 ore.

Zia non perde tempo: riesce a rianimare e stabilizzare il paziente dopo pochi minuti. Il tempo di intuire il problema, che poi verrà risolto al pronto soccorso con una lavanda gastrica e altre terapie. Ma lui – dando in escandescenze a causa dello stato di alterazione – si divincola dai soccorritori e colpisce il medico prima su uno stinco con la tavola spinale, poi con un calcio alla caviglia. Causandogli una prognosi di una settimana. Per questo, il trentaseienne, lo ha dovuto seguire in ospedale e in questi giorni non potrà lavorare. «Avevo previsto che potesse reagire in questo modo, visto lo stato di agitazione – sostiene Zia – ma naturalmente il mio unico obiettivo era farlo riprendere e salvargli la vita. Le conseguenze le avevo messe in conto».

Il giovane, in qualche modo, è riuscito a calmarlo. Ferito insieme al medico livornese anche un volontario della Svs, che è stato dimesso dall’ospedale con un referto di sei giorni. «Nello stato di concitazione in cui si trovava – racconta Zia – stava tirando addosso a tutti noi qualsiasi cosa gli capitasse per le mani. Era diventata una situazione molto pericolosa. Casi del genere purtroppo sono molto frequenti, a me ne capitano all’incirca uno a settimana. In generale, solamente su Livorno, direi uno al giorno analizzando gli interventi del 118 ogni 24 ore».

La soluzione – secondo Zia – è l’auto medica con dottore e infermiere a bordo. Per altro già prevista in tutte le altre province della Toscana. «I volontari per noi sono un aiuto essenziale – rimarca il medico – ma insieme a loro, sui mezzi di soccorso, ci vorrebbe anche un infermiere. Senza di lui io rimarrò sempre il solo responsabile ad applicare le terapie farmacologiche. Noi medici del 118 abbiamo bisogno di aiuto». Mentre sotto il profilo delle aggressioni, purtroppo molto frequenti, Zia auspica una maggior integrazione con le forze dell’ordine. «Ci possono aiutare – conclude – anche se facendo questo lavoro sono consapevole che non ci sono alternative: i rischi si corrono sempre».

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