La protesta
E la Torre simbolo del Romito è transennata e vuota da sei anni
Per una vita studio del pittore Fremura, il bene del Demanio aspetta ancora una nuova vita A febbraio il ministero l’ha inserito tra gli spazi per giovani artisti, intanto intorno cresce l’erba
A Livorno dici mare e pensi a Calafuria. Sì, certo: ci sono gli stabilimenti balneari, i moletti, le Vaschine. Ma Calafuria è Calafuria. E la sua torre è qualcosa di più di un fortino mediceo che sorveglia dall’alto il Romito a pochi chilometri dalla città: è come il Libeccio o i Quattro Mori, uno di quei simboli che non hanno bisogno di tante etichette per farsi riconoscere. E allora diciamolo chiaramente che siamo stufi: siamo stufi di vederla transennata e ferita da anni. A fine settembre saranno sei: sei anni da quando alcune pietre si sono staccate dalla facciata e per motivi di sicurezza sono arrivate le transenne, che avvolgono sia la scalinata che una parte del prato vista mare.
La torre è un bene del demanio (non marittimo, ma artistico e storico). Per una vita è stata lo studio, l’amore, la prima fonte di ispirazione del pittore Alberto Fremura che proprio nel 2013, alcuni mesi prima dei cedimenti, aveva comunicato all’agenzia del demanio che non avrebbe rinnovato la concessione, poi scaduta a fine anno.
Da quel momento il fortino è rimasto così: vuoto, transennato, aperto solo per qualche iniziativa, come le giornate del Fai.
Una piccola luce si è accesa nel febbraio scorso, quando nel decreto ministeriale che contiene il nuovo elenco degli immobili da concedere ai giovani artisti a 150 euro al mese è spuntata anche la torre livornese: all’orizzonte c’è una nuova vita come atelier o centro culturale? Per ora tra gli scogli, le transenne e le mura continua a crescere l’erba alta.
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