Gioco
Gli ortopedici dell’ospedale in trasferta, operati i primi 60 livornesi in clinica
Livorno, sale operatorie ingolfate, i pazienti in attesa vengono dirottati al San Camillo per le protesi e a villa Tirrena per l’artroscopia
LIVORNO. Alla fine la ciambella di salvataggio per il nostro ospedale - e soprattutto per i 1200 livornesi che da mesi, alcuni da anni attendono un intervento chirurgico di Ortopedia - è arrivata da due cliniche private: la casa di cura Villa Tirrena di via Montebello e la casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi.
Le alternative pubbliche che l’Asl aveva ipotizzato nel documento di programmazione 2018-2020 - che prevedeva lo spostamento degli interventi chirurgici ortopedici meno complessi nelle sale operatorie degli ospedali di Piombino e Volterra - non sono mai decollate: il piano dell’ex direttore generale De Lauretis è rimasto chiuso in un cassetto e a questo punto difficilmente vedrà la luce. Anche perché – almeno a vedere i primi risultati – potrebbe essere stata trovata la strada giusta per dimezzare nel giro di un anno le liste di attesa ortopediche e addirittura azzerarle da qui al 2022.
I tempi, certo, sono lunghi, ma la situazione di partenza è talmente disastrosa che vanno messi in preventivo: basti pensare che uno degli ultimi report dell’Asl contava 2800 pazienti in attesa di un intervento nel blocco operatorio degli Spedali Riuniti, 1200 dei quali nella lista di Ortopedia (600 per una protesi di anca o ginocchio), con attese che si attestavano dai 250 giorni (8 mesi) per le situazioni più urgenti agli 842 giorni (due anni e mezzo...) per quelle meno gravi.
Ci si chiederà: perché questo caos? Per un intreccio di motivi, come abbiamo più volte scritto sul Tirreno: 1) la grandissima mole di interventi di natura traumatica che il reparto di Ortopedia deve affrontare quotidianamente, 1378 l’anno scorso, vale a dire 4 al giorno, che chiaramente tolgono spazi ed energie agli interventi programmati; 2) la carenza di sale operatorie dell’ospedale di Livorno rispetto alla domanda, o meglio la carenza di personale infermieristico che di fatto non permette l’utilizzo di tutte le 9 sale, che funzionano a pieno regime solo la mattina, mentre il pomeriggio ne lavorano meno della metà; 3) la crescente fiducia che i cittadini hanno nell’ospedale di Livorno, che paradossalmente finisce per trasformarsi in un boomerang perché tutti vogliono operarsi qui, anziché emigrare come un tempo a Pisa o altrove, il che comporta un intasamento che l’Asl finora non ha saputo gestire.
E così la virata sulle due case di cura - resa possibile da una riconversione da parte della Regione di un budget già destinato alle cliniche convenzionate - ha di fatto permesso proprio al reparto di Ortopedia di avere finalmente due sale operatorie dedicate per gli interventi programmati, in cui vanno ad operare “in trasferta” i medici dell’equipe del primario Antonio Augusti.
60 operati in un mese
Il nuovo piano è partito a fine giugno e il primo mese di attività ha dato risultati positivi: sono stati operati 60 pazienti, a 16 dei quali è stata installata la tanto attesa protesi. Continuando con questo ritmo da qui alla prossima estate saranno oltre 700 i pazienti in attesa operati, più della metà di quelli in attesa.
È proprio Augusti a promuovere la soluzione: «Molti di quei pazienti non saremmo riusciti ad operarli a Livorno - sottolinea -. Credo che l’integrazione tra pubblico e privato potrebbe essere la strada da seguire per il futuro e dunque la scelta della Regione è stata saggia: le case di cura possono infatti rispondere alle esigenze del pubblico concentrando su se stesse la chirurgia d’elezione, vale a dire quella programmata. È chiaro che l’ospedale deve restare il riferimento per il paziente: non a caso tutto passa da qui, siamo noi che chiamiamo e chiediamo se vogliono operasi in casa di cura, gestendo in prima persona il percorso clinico. I casi più complicati e quelli critici, ma anche le revisioni delle protesi, continuiamo a farli qui».
PROTESI AL SAN CAMILLO
La chirurgia protesica dunque viene effettuata al San Camillo di Forte dei Marmi, nella frazione di Vittoria Apuana, struttura che per oltre ottant'anni è stata di proprietà dell’Ordine dei Chirici Regolari Ministri degli Infermi, i cosiddetti frati Camilliani, prima di essere ceduta nel 2017 al Gruppo Santa Chiara (proprietario della Casa di Cura Barbantini a Pisa).
Le sedute operatorie riservate all’Ortopedia di Livorno sono programmate tutti i giovedì. Ad operare è direttamente il primario Augusti con uno dei suoi più stretti collaboratori Giuseppe Lioci. «Ogni giovedì facciamo 4 protesi, anche e ginocchi - spiega Augusti -. Abbiamo l’utilizzo delle sale operatorie fino a tarda sera e questo ci permette di non avere slittamenti. I pazienti restano ricoverati 4 notti e poi, il lunedì mattina, tornano a casa camminando. Noi tutti i giorni alle 7.30 andiamo in clinica a controllarli. A seguirli costantemente è l’ortopedica Erika Gori, che ho ritrovato dopo averla conosciuta in ospedale a Cecina. Ho intervistato i pazienti uno ad uno e devo dire che finora si sono trovati tutti molto bene, le stanze a tre letti sono confortevoli, e per di più iniziano la riabilitazione già nella struttura».
menischi a villa tirrena
Nella casa di cura di via Montebello invece vengono eseguiti gli interventi chirurgici meno complessi. Anche qui, un giorno a settimana due chirurghi ortopedici del reparto di Augusti vanno ad operare in trasferta: il programma prevede 5 interventi di chirurgia del piede e 5 di artroscopia (menischi, spalle etc). In questo caso si tratta di day hospital, dunque i pazienti tornano a casa la sera.
chiamate fino a dicembre
«Questa soluzione - sottolinea il primario - ci ha consentito di dare una risposta a una lista di attesa che era diventata molto pesante. È soprattutto l’incertezza di non sapere quando uno verrà operato che fa arrabbiare e crea ansia nei cittadini, e questo problema lo stiamo risolvendo: finalmente infatti siamo in grado di dire con certezza ai nostri pazienti il giorno dell’intervento. Abbiamo già contattato tutti quelli che potranno essere operati fino a dicembre». Dopo Ferragosto inizieranno le chiamate anche per i primi mesi del 2020.
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