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Sulla Bioraffineria Eni “Collesalviamo” grida: «Impianto pericoloso»
Secondo il rapporto Sentieri, la media di malformazioni neonatali e tumori è la più alta della nostra regione
COLLESALVETTI. Il Comitato Difesa dell’Ambiente e del Territorio Colligiano “Collesalviamo l’Ambiente”, manda una lettera. Dalle ecoballe alla bioraffineria Eni, ad un collegamento che si presume, ci sia con l’aumento di tumori.
«C’erano una volta le ecoballe, sapete, quei sacconi enormi di solito pieni di rifiuti, come quelli da quattro anni sui fondali vicino a Piombino? Saremmo felici di dire che non ci sono più, ma purtroppo non è così, anzi ultimamente si aggiungono le balle, cioè parole di chi si improvvisa esperto in energia e ovviamente della biochimica ambientale.
Ma perché lo fanno? Un nuovo impianto all’interno della raffineria Eni è occasione per spiegare la nostra posizione, sostenuta sin dal 2015. La nostra zona ha subìto da almeno 80 anni le ricadute inquinanti di molteplici attività industriali e logistiche ed è stata classificata come SIN, Sito di Interesse Nazionale ai fini della bonifica ambientale. In sostanza, il “puzzo” popolarmente attribuito alla raffineria era anche nocivo.
Già nel 2010 il primo rapporto “Sentieri” dell’Istituto Superiore di Sanità, raccontava la dura verità: da noi si muore di tumore più dellamedia regionale. Verità confermata nei successivi rapporti, fino a giungere al quinto rapporto pubblicato lo scorso giugno che oltre che confermare i dati aggiunge che sono superiori alla media regionale anche i casi di malformazioni neonatali.
Adesso, come nel 2015, non accettiamo che in questa zona, nonostante il tributo già pagato di dolore e di morte, si vogliano imporre nuove attività impattanti e pericolose in aggiunta a quelle già esistenti , in nome del progresso, del profitto o anche di nuovi posti di lavoro.
Bioraffineria, raffineria ecologica, distilleria, emissioni zero, sono “eco-balle” in assenza di esperienze simili, dato che l’impianto che dovrebbe trasformare in carburante tutti i materiali ottenuti dai rifiuti (plastica, carta, fibre tessili…) della Toscana (come minimo) è in realtà del tutto sperimentale.
Non solo non ci fidiamo di nessuno quando è in gioco la salute nostra e dei nostri figli e nipoti, ma contestiamo la scelta di megaimpianti di combustione e massicci trasferimenti di materiali e di rifiuti da una zona all’altra e pretendiamo dalla Regione una vera svolta verso l’economia circolare, la riduzione e la gestione virtuosa dei rifiuti.
Per questo ci stiamo organizzando insieme con tutte le associazioni locali e regionali esistenti che aderiscono alla rete Rifiuti Zero, ma l’esperienza ci insegna pure che solo la mobilitazione dei cittadini può riuscire ad impedire scelte sbagliate e dannose, come dimostra la stessa vittoria dei movimenti che hanno impedito la costruzione del megainceneritore di Case Passerini nella piana fiorentina.
Abbiamo e avremo bisogno dell’aiuto di tutti». —
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