Gioco
La mandibola ritrovata era di «un quarantenne malato di parodontite»
In attesa delle analisi di laboratorio a Pisa parlano gli esperti: «Forse era un uomo affetto da asimmetria mandibolare»
LIVORNO. «Un uomo fra i 30 e i 40 anni, con evidenti segni di parodontopatia. Anche se i denti mancanti possono essere dovuti alla presenza di eventuali traumi. Le cuspidi, inoltre, sono consumate, forse dalla dieta vegetariana o dal bruxismo. E c’è anche un’asimmetria mandibolare, utile per altro per tentare di riuscire a risalire all’identità della persone morta».
A dirlo il medico legale fiorentino Giuseppe Panichi, in servizio all’ex Asl di Grosseto, a cui Il Tirreno si è rivolto per esaminare le immagini della mandibola ritrovata in una spiaggetta del Molo Novo dai volontari delle associazioni Reset, I Pirati della Plastica, Acchiapparifiuti e Sons of the Ocean mentre stavano ripulendo i detriti nella giornata antinquinamento. Il professionista ha esaminato i resti ossei con la collaborazione dell’odontoiatra Maria Teresa Linares.
La mandibola, ieri mattina, è stata trasferita dagli agenti della polizia scientifica dai laboratori di viale Boccaccio all’istituto di medicina legale dell’Università di Pisa. Nei prossimi giorni il professor Luigi Papi si occuperà delle analisi, disposte dalla sostituto procuratore Sabrina Carmazzi, che sul caso ha aperto un fascicolo.
Il Tirreno, per cercare di risalire all’identità della vittima, ha contattato anche il professore livornese Marco Ferrari, docente di odontoiatria e protesi dentaria e alla scuola di specializzazione in odontostomatologia dell’Università di Siena e membro del Consiglio superiore della sanità. «Le ossa dei denti sono fra i tessuti più duri che abbiamo – spiega Ferrari – e credo che questa mandibola si trovi in acqua da molto tempo dato che è pulita. Non possiamo dire con esattezza da quando: forse qualche anno, forse decine. Vedendo i denti si può dedurre che l’uomo, perché si tratta molto probabilmente di un uomo, non ha ricevuto particolari cure odontoiatriche nel corso della sua vita».
Non sarà facile riuscire a risalire all’identità della vittima attraverso il Dna, visto che attaccate alle ossa non vi sono cellule. Si può solo sperare nelle impronte dentali o, per esclusione, fare riferimento alle patologie riscontrate dai medici legali: se alle varie denunce di scomparsa sono allegate, forse si potrà capire chi è l’uomo morto e dilaniato dal mare.
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