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Via Cairoli ostaggio degli allarmi bomba Dopo le Poste evacuata una banca
Due casi in meno di 24 ore: ieri una chiamata anonima segnala l’ordigno a Intesa Sanpaolo, un altro falso allarme
Quasi tre ore e mezza di angoscia. Tutto a causa di una chiamata anonima partita alle 10.33 da una cabina telefonica di piazza Grande. «C’è una bomba nella Banca Intesa di via Cairoli». E immediatamente scatta l’allarme, con la filiale dell’ex Cassa di risparmio di Firenze evacuata dai carabinieri e dagli agenti della questura, subito sul posto per verificare la segnalazione e chiudere la strada con l’aiuto della polizia municipale, anche se poi per fortuna si rivelerà solo un falso, frutto di un brutto scherzo telefonico.
«Sono cose che purtroppo danno molto fastidio – spiega il questore di Livorno, Lorenzo Suraci – e anche se all’inizio possiamo prevedere che si tratti di un falso allarme, come in questo caso, dobbiamo mettere in atto tutti i protocolli previsti dalla legge». La chiamata di ieri arriva a meno di 24 ore dalla bottiglietta di bagnoschiuma lasciata incustodita con dei fili a vista nell’androne delle Poste, proprio accanto alla banca, notata da una vigilessa che ha subito allertato le forze dell’ordine. «Sono due episodi che potrebbero essere correlati – prosegue Suraci – ma non c’è niente di certo. Questa persona vuole farci preoccupare. Cosa gli direi se lo avessi davanti? Non lo posso dire… inizia per C. Ma non creiamo ulteriore allarmismo per favore. Stiamo approfondendo entrambe le questioni anche con la Digos e per il momento escludiamo la fondatezza delle minacce o presunte tali».
Il dispositivo di sicurezza ieri mattina ha funzionato perfettamente. Già alle 10.45 i carabinieri – presenti in zona sia con il comandante della Compagnia di Livorno, il capitano Guglielmo Palazzetti, sia con il responsabile del Nucleo operativo e radiomobile, il tenente Marco Saccà – hanno subito evacuato lo stabile, come pure la filiale dell’Unicredit di fronte. Nessuno per quasi tre ore e mezza ha potuto oltrepassare le fettucce che delimitavano via Cairoli e via dei Lanzi. «Noi siamo dovuti rimanere nel locale – spiegano dal Carolina Cafè, all’angolo con via Serristori – e abbiamo perso i clienti del pranzo. Già è agosto e non c’è quasi nessuno, poi così...».
Il primo controllo degli artificieri si era rivelato negativo. E verso le 13, per precauzione, da Firenze è arrivato pure il Nucleo cinofili, con una militare con al guinzaglio un cane in grado di annusare l’esplosivo. Alle 14 l’animale e la sua conduttrice sono usciti e la strada è stata riaperta, con i dipendenti che sono potuti rientrare al lavoro e il centro storico riaperto finalmente al traffico.
Le indagini proseguono quindi su due filoni. Da una parte la polizia di Stato sta cercando di individuare chi ha posizionato il flacone di bagnoschiuma alla Poste attraverso le immagini delle telecamere. Dall’altro i carabinieri – con la collaborazione della questura – dovranno provare a rintracciare l’autore della telefonata di ieri. La cabina di piazza Grande purtroppo non è inquadrata da nessuna telecamera. Al vaglio degli inquirenti restano quelle private e le altre nelle vicinanze. La localizzazione della chiamata è stata immediata, ma sfortunatamente nessuna pattuglia in quel momento stava passando da piazza Grande. «Abbiamo anche pensato che volessero distoglierci da altri potenziali obiettivo – conclude il questore – quindi, anche per prevenire rapine o altri reati in altre parti della città, ho chiesto alle volanti di pattugliare costantemente il territorio non solamente in centro, dove comunque c’erano anche i carabinieri. Non possiamo sottovalutare nulla». —
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