Gioco
Lavoro “irregolare”, picco di vertenze 700 casi nel 2018 e il trend è in crescita
Dall’inizio della stagione estiva a Calambrone e Tirrenia oltre 100 esposti soprattutto nei settori turismo e servizi
Calambrone. Lavoro nero, evasione contributiva, lavoratori assunti con contratti part-time ma impiegati a tempo pieno. Sono oltre 700 le denunce presentate lo scorso anno all’Ispettorato del lavoro da altrettanti lavoratori, impiegati come stagionali soprattutto nel settore del turismo e dei servizi, per presunte irregolarità contrattuali o per impieghi che non rispettavano alcuna norma.
Un boom di vertenze che rischia di ripetersi anche quest’anno.
Con la stagione turistica ancora in corso, sono almeno un centinaio gli esposti arrivati sui tavoli della Cgil. Dalle assunzioni “fittizie” alla negazione del giorno di riposo. Dall’evasione dei contributi ai falsi contratti part-time con datori di lavoro che, contrariamente a quanto indicato negli accordi sottoscritti, obbligano i lavoratori a rimanere sul posto di lavoro anche per 60 ore settimanali. Sono diverse centinaia di lavoratori, impiegati tra Pisa e provincia, ad essersi rivolti lo scorso anno all’Ispettorato del lavoro per chiedere di verificare le condizioni lavorative in decine di aziende ed ottenere il riconoscimento di quanto realmente spettante ed eventuali risarcimenti. L’ennesima valanga di denunce potrebbe riversarsi negli uffici dell’Ispettorato del lavoro al termine della stagione estiva.
«Il 70% degli esposti presentati riguardano il settore del turismo e dei servizi: dati confermati anche dalle vertenze attivate presso gli uffici legali della Cgil», precisa la Filcams-Cgil di Pisa che oggi inaugurerà con un tour sul litorale pisano “Backstage: il lavoro che non vedi vale” la campagna sul lavoro stagionale che ha il duplice obiettivo di denunciare le irregolarità e gli abusi nel settore e di informare i lavoratori dei propri diritti durante e dopo (con l’accesso alla Naspi) il periodo lavorativo.
«Lavoro nero, lavoro grigio, evasione contributiva, lavoratori assunti ed assicurati part-time ma che sono costretti a lavorare anche 60 ore a settimana e vere e proprie forme di cottimo le maggiori irregolarità registrate - sottolinea Caterina Ballanti, segretaria della Filcams-Cgil di Pisa -. Molte imprese lamentano le difficoltà riscontrate per trovare la necessaria manodopera stagionale oppure che i giovani non hanno voglia di lavorare: i giovani forse non vogliono essere più sfruttati. Occorre applicare i contratti collettivi nazionali, garantire una giusta retribuzione, rispettare i diritti fondamentali perché la qualità dell’offerta turistica non può prescindere dalla qualità del lavoro». Tra bagnini, cuochi, camerieri, baristi, addetti alle pulizie, receptionist, sono in migliaia a Pisa e provincia le persone che annualmente vengono assunte per brevi o medi periodi. Su tutto il territorio nazionale si contano almeno 300mila stagionali. Un esercito di lavoratori spesso invisibile, sul quale influiscono anche i processi di esternalizzazione e di appalti. Nelle strutture alberghiere, in particolare, i servizi di pulizia, di facchinaggio e della ristorazione sono spesso svolti con l’utilizzo di personale non direttamente assunto dall’impresa proprietaria della struttura, ma da soggetti terzi che, accusa il sindacato, «spesso applicano contratti pirata».
«Esiste un problema culturale di fare impresa in questo settore - conclude Ballanti -: troppa improvvisazione, scarsa programmazione, assenza di investimenti a lungo termine volti a qualificare anche il lavoro. D’estate, le imprese vogliono personale qualificato, ma investono poco in formazione. Si parla del turismo come volano dell’economia, ma mancano vere politiche di settore». —
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