Gioco
Corallo livornese, lancio sul web per non dimenticarlo
Livorno, a creare un sito ad hoc un discendente di una famiglia conosciuta in tutto il mondo per la sua lavorazione
LIVORNO. Per quasi quattro secoli l'industria del corallo è stata a Livorno una delle attività economiche di maggiore rilevanza con decine di laboratori, molti appartenenti a famiglie di origine ebraica, dando occupazione a migliaia di lavoranti, in larghissima parte manodopera femminile, sino all'epilogo che arriva sessantuno anni fa, il 14 agosto 1958, con la cessazione dell'ultimo opificio, quello della famiglia Lazzara, attiva nel settore dal 1760 e che nel 1880 trasferì la propria manifattura presso l'attuale Villa Maria.
Della cospicua attività di lavorazione e commercio del corallo presente un tempo a Livorno ed ampiamente diffusa nel mondo è però purtroppo rimasto a malapena il ricordo che ogni tanto riaffiora. Per cercare di tramandare stabilmente quell'antica tradizione a cui ha contribuito anche la sua famiglia, Ottavio Lazzara ha così appena realizzato il sito web www.corallolivornese.it in cui troviamo notizie sulla pesca, sul commercio e sulla lavorazione del corallo a Livorno e che prossimamente sarà anche proposto nella versione in inglese : «La creazione di questo sito – spiega Ottavio Lazzara – nasce dalla necessità di ricuperare la memoria storica di un trascorso significativo per Livorno. Dalle ricerche condotte insieme a varie associazioni e soprattutto con il libro scritto nel 2008 da Michele Montanelli e Clara Errico è emersa l'importanza del corallo a Livorno. Hanno così preso il via vari progetti come quello che due anni fa mi ha portato a Kobe, in Giappone, dove alla fine dell'800 la mia famiglia intraprese rilevanti relazioni economiche legate al commercio del corallo». Nel 2017 Ottavio Lazzara e Maria Teresa Talarico hanno infatti compiuto ricerche nelle biblioteche e nell'Archivio di Stato di Kobe trovando articoli di giornale dell'epoca in cui si parla dell'attività commerciale nel settore del corallo esercitata nella città nipponica da parte di famiglie italiane, come, appunto, la famiglia Lazzara venuta da Livorno: «Kobe – continua Ottavio – è per certi versi simile a Livorno essendo stata porto franco. Si è aperta all'esterno con il periodo Edo, nel 1882, che vide l'ingresso dell'imprenditoria britannica la quale fece da apripista alle imprese di altre nazionalità, compresa quella italiana e quindi livornese. A Kobe ho trovato addirittura una persona la cui nonna era una Lazzara ed era parente di un mio bisnonno». Nella grande città portuale nipponica era, in particolare, comprato il corallo grezzo giapponese che veniva poi spedito a Livorno per la sua lavorazione dove erano attivi almeno duecento laboratori, grandi e piccoli, fra il '700 ed il '900: «Ho trovato – rivela Ottavio - le polizze di carico nella Camera di Commercio di Livorno». Quel corallo semilavorato veniva, ad esempio, quindi spedito in Nigeria, in India (a Madras) ed anche rispedito in Giappone. Da Madras sfociava poi in Nepal dove per tradizione le giovani spose indossano gioielli di corallo lavorato a Livorno che sono stati tramandati da una generazione all'altra.
Proprio poche settimane fa si è parlato anche dei rapporti commerciali con Livorno durante la mostra fotografica sul corallo italiano dal titolo “Seduzione senza tempo” allestita presso il Kitano Museum di Kobe, così come il ruolo della nostra città nel settore è stato richiamato nei libri di studiosi nipponici.
Le dolenti note arrivano invece proprio da Livorno: «Mi dispiace – sottolinea Maria Teresa Talarico – che non vi sia memoria storica di questo importante comparto economico nel Museo della Città dove non vi è traccia del corallo a Livorno, mentre almeno un piccolo spazio mi pareva doveroso». —
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