Italia
Cosa va, cosa no La kermesse secondo i turisti
«Città da conoscere, quartiere suggestivo e format ok» Ma c’è chi mugugna: ora è solo cibo ovunque e comunque
LIVORNO. «Non c’è niente e c’è tutto: non credo che nessuno vada a Effetto Venezia guardando cosa c’è in calendario quel giorno, ci si va per il gusto di uscire di casa, per incontrare vecchi amici che hai conosciuto all’università, per ciabattare un po’ così senza una meta precisa. E se lo dico io che sono pisana…». Gabriella è pisana due volte nel senso che fa Pisani di cognome, ma «ormai il campanilismo è un modo per scherzare».
«Figurarsi – riprende lei – che quando, passando di lì per caso, non sapevo nemmeno che quelli erano i giocatori del Livorno, ho visto quello striscione che sbeffeggiava noi pisani, ai miei amici ho detto che bisognava proprio venire a mettere la sciarpa nerazzurra a quei bischeri dei Quattro Mori, talmente bischeri che si sono fatto imprigionare da quello della statua in cima». Cioè il granduca Ferdinando: fiorentino, dunque agli occhi dei pisani peggio della peste...
Ma questo è solo uno dei commenti colti al volo su Effetto Venezia fra visitatori di foravia. Molti di più di quanti si pensi, se è vero quel che dice Giovanni Pieroni, casa a Pontedera e lavoro dalle parti di Ponsacco: «Quest’anno nel giro delle persone che conoscono ce ne sono almeno una decina che hanno fatto un salto a Effetto Venezia. Dopo una giornata di lavoro, cosa fai? O Castiglioncello o Viareggio oppure qualcosa a Livorno, anche soltanto una passeggiata. O pensate sia meglio rinchiudersi in casa a stare su Facebook o giù al bar a fare le solite chiacchiere con i soliti?».
«E’ vero che basta poco ma voi livornesi state un po’ esagerando: la Fortezza Vecchia è bella, la Venezia anche. Ma non chiamerei festa d’estate qualche spettacolino e solo un mare di cibo». Franco Valori, ora trasportatore ma ex commerciante, viene da un paesino a tre passi da Cascina. «Eppure – rincara – mi ricordo l’Effetto Venezia degli inizi, le edizioni di anni fa: sarà che forse quando sei giovane sembra tutto un po’ più ganzo, ma c’erano figuranti, personaggi sui trampoli e artisti di strada. Insomma, le vie non erano ingombre solo di gente. E’ un po’ di niente senza pane, come dicevano a mensa quand’eravamo bambini».
Gli artisti di strada? Mirko Benedetti è lucchese e fa parte di una “squadra” di busker ma qui è come artigiano insieme alla moglie Elisa. A lui – che ritroviamo negli “Humans of Effetto Venezia” su www.iltirreno.it – invece la formula della kermesse di mezz’estate piace: «Mi dà l’idea di una serata spensierata passata con gli amici a fare due chiacchiere, a bere una birra».
È quel che è accaduto a Michela Tongiani, massese, anche lei fra gli “humans” e «portata qui dalla mia amica e collega Lorenza: avevamo il venerdì libero e abbiamo pensato di fare un salto a Livorno». È stregata dalla Venezia («il contenitore più adatto a una manifestazione come questa»).
Per Elisabetta Bertoli invece Effetto Venezia ha il sapore del ritorno a casa: livornese – anzi, quasi livornese perché sul certificato di nascita c’è scritto Cecina – ma emigrata al Nord a fare la prof, dice che «ho visto Effetto Venezia progressivamente trasformarsi in un kermesse del mangiare sempre, dovunque e comunque». E aggiunge: «Per carità, mica mi immagino di infliggere a folle di infradito il teatro kabuki ma ricordo con nostalgia certe atmosfere sognanti degli spettacoli di Valerio Festi. Ben venga la musica giovane, ma mettere sul palco una sfilata di nomi pop non è l’Effetto Venezia che conoscevo prima di fare la valigia».
Vengono dalla zona di Cerreto Guidi Sabrina Istorico, Giusy Strazza e Angela Bindi, la prima è operaia e le altre due sono addette dell’ospedale empolese: giornata in battello, fritto mare «e magari il cacciucco»: «Ci siamo prese una serata tutta per noi. Diciamo il nostro grazie a Effetto Venezia: questa festa ci ha fatto conoscere la Livorno dentro la città: non il solito lungomare, che sì è molto bello ma conoscevamo già perché ogni tanto veniamo per una passeggiata».
Di quelle parti (Empoli) è anche Rachele Demi, 30 anni, che studia economia all’Università di Firenze, pure lei fra gli “humans” della nostra carrellata web: «Sono venuta assieme a mia sorella, a spasso per Effetto Venezia che è una delle nostre mete fisse quasi ogni anno almeno per una sera. Abbiamo scelto il concerto di Francesco Motta, uno dei nostri cantautori preferiti. Mi piace il quartiere, mi piace lo scorcio che guarda verso il Ponte di Marmo».
Vera Anderlinni, 31 anni, statunitense del Michigan ha il marito livornese: «È la seconda volta che vengo a Effetto Venezia, sono venuta due anni fa. Mi piacciono molto i mercatini, l’artigianato. Non conosco molto bene i livornesi e neppure Livorno: essendo una città non prettamente turistica, Effetto Venezia costituisce l’occasione giusta per attirare turismo e persone provenienti da fuori».
Lo ripete anche Gigi Macchi, marchigiano in vacanza fra Pisa e Lucca: «Non sapevo neanche che esistesse un quartiere con questo fascino. Per me – tiene a rimarcare – Livorno era porto e industria, immaginevi se volevo venirci da turista. Per questo vi dò un consiglio: cercate di far durare Effetto Venezia almeno una settimana e organizzatelo attorno a un tema, altrimenti continuerete a essere ignorati da giornali e riviste. E noi da fuori potremo scoprirvi soltanto per caso». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google