Gioco
«Così vi preparo quintali di patatine e fritto mare»
Il racconto in presa diretta di chi dà una mano nelle cantine per reggere l’assalto ai tavoli durante la kermesse
Nicolò Cecioni, collaboratore del Tirreno, sta vivendo Effetto Venezia come volontario della cantina nautica (Ardenza) della quale è vogatore. Racconta qui in prima persona la sua esperienza
«Ragazzi, vi va di fare Effetto Venezia? La cantina sugli scali Finocchietti quest’anno la gestiamo noi insieme al circolo». La mia avventura a Effetto Venezia è iniziata più o meno così. Eravamo ancora nel pieno dell’inverno, le giornate erano corte e all’Ardenza ci si allenava sempre a terra perché in mare faceva troppo freddo. Una sera, tra una sessione di remoergometro e un circuito di pesi, è arrivato “Il Vezzi”, una vera e propria istituzione al Gabbiano.
È il cantiniere che si occupa di gestire i rapporti tra la sezione nautica e il circolo Arci Le mi Bimbe di via della Gherardesca. Insieme a Susy, la cuoca del circolo, e a Emilio, presidente dell’Ardenza e persona tra le più tranquille e bonarie che abbia mai conosciuto, era venuta l’idea di gestire l’attività di ristorazione durante i giorni di Effetto Venezia.
A noi vogatori la cosa è subito piaciuta e abbiamo accettato la proposta, coinvolgendo anche le fidanzate, visto che, oltre ad allenarci nello stesso posto, spesso usciamo di gruppo insieme e ci conosciamo tutti bene. Così, dopo qualche mese, ci siamo trovati al Gabbiano per il Cacciucco Pride organizzato dal circolo in riva al mare.
Lì abbiamo fatto la conta, abbiamo gettato le basi per capire cosa fare e ci siamo dati appuntamento a ridosso di Effetto Venezia per definire i dettagli. «Bisogna fare le cose per bene, non possiamo improvvisare» ci hanno detto. Perciò ci siamo tutti messi in regola, presentando i documenti e gli attestati necessari per poter essere ingaggiati. Per me era la prima esperienza in cucina, altri invece avevano già qualche lavoretto alle spalle. Nessuno di noi, comunque, aveva mai gestito un ristorante.
Io sono stato messo al fritto insieme a Simone e ad Alessio. Loro friggono, uno le patatine e l’altro la paranza di pesce, io mi occupo di fare le porzioni. Poi c’è chi è in cucina, chi raccoglie le comande, chi sta a servire da bere sulla passeggiata e, infine, i camerieri che vanno in su e in giù tra la cucina e i tavoli.
All’inizio è tutto tranquillo, ma è solo una calma apparente. Il primo giorno, però, quella calma mi ha stupito anche se mi sono accorto presto che la situazione sarebbe stata ben diversa. In men che non si dica, il ristorante si è riempito di gente, tra clienti in fila, camerieri impazziti, cuochi al lavoro e nomi di ragazzi scanditi in cucina da Melania, la mia fidanzata, che doveva chiamare i camerieri per prendere i piatti appena cucinati da portare ai tavoli. Il tutto condito con quel fantastico odore di primi di mare che arriva da dentro, dove Susy cucina e controlla che tutto vada bene.
I primi 20 minuti sono il caos, poi ci prendiamo la mano un po’ tutti, me compreso. Il fritto che arriva di continuo, il sale da metterci sopra, il limone da tagliare e appoggiare al bordo del piatto, i cartocci take-away e i fritti con la farina senza glutine. Il tutto mentre i camerieri ti portano decine di bigliettini senza sosta, da dover ordinare e numerare. Respingendo anche qualche cameriere furbetto. «No Gabri, non puoi arrivare ora e pretendere 3 porzioni. Dammi il foglietto e mettiti in fila come gli altri. Il tuo tavolo aspetterà come tutti».
L’attesa per qualcuno è stata lunghissima. C’è chi ha aspettato anche un’ora per un fritto, ma non è colpa nostra. Le friggitrici sono due, come le mie mani. Di ordini, invece, ne sono arrivati anche 31 tutti insieme. Tutti, comunque, alla fine hanno sempre mangiato quello che avevano ordinato. Seduti ai tavoli con vista fosso, gustandosi quell’atmosfera che solo la Venezia può regalare, abbiamo accolto centinaia di livornesi e di persone venute da fuori. Incredibile ma vero siamo sempre riusciti ad arrivare in fondo alle serate. Il nostro Effetto Venezia inizia tutti i giorni dopo le una di notte.
Stanchi, sudati e immersi nell’odore di fritto, dopo aver smontato tutto, apparecchiamo un tavolo per noi e finalmente ci rilassiamo, assaggiando le prelibatezze di Susy e delle cuoche. Dandoci l’appuntamento alla sera seguente, con un bel brindisi finale. —
Nicolò Cecioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google