Italia
Da Gaber a Motta con Nigiotti e Bobo È il gran ritorno dei cantautori
Il filo rosso della kermesse che domenica culmina nell’omaggio a De André con Morgan, Pagani e Rondelli
LIVORNO. La musica l’ha sempre fatta da padrone a Effetto Venezia, si tratti del blues che occhieggia dal palco di largo Strozzi, delle corali sugli scali delle Barchette o del pop più unz-unz-tùnz che fa ballare anche i bebè. Ma, chissà se per studiata strategia o per capriccio del fato, sta di fatto che quest’anno il cartellone ha la bussola orientata verso la canzone d’autore. Quella di ieri e quella di oggi.
La riprova la offre l’appuntamento di stasera in Fortezza Vecchia con la tappa del festival Gaber nell’80° anniversario della nascita del cantautore milanese: sul palco della Cisterna è di scena (ore 21) un incontro che mette in tandem l’uomo di “Far finta di essere sani” e quello di “Cyrano” o “L’avvelenata”. Titolo: "Gaber e Guccini: onestà e coraggio". Con le testimonianze di Teresa Guccini, figlia di Francesco, e di Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber.
Ma non c’è solo la musica raccontata o rievocata: ieri sera sul palco principale, quello di piazza del Luogo Pio, è stata la volta di Motta, autore, interprete e performer, livornese trapiantato a Pisa e viceversa: “Mio padre era comunista”, uscita nel 2016, potrebbe essere il filo rosso che lo ricollega a “Qualcuno era comunista”, che Gaber aveva firmato quasi un quarto di secolo prima.
Domani, alle 22,30, ritroveremo sullo stesso palcoscenico - davanti alla chiesetta sconsacrata che ora offre un menù di opere d’arte contemporanea – ancora la canzone d’autore, stavolta con targa labronica rivendicatissima: stiamo parlando di Enrico Nigiotti. Certo non è tipo da nascondere la propria livornesità, figuriamoci: basti ricordare i siparietti con Mara Maionchi nel corso dell’X Factor 2017, il talent di casa Sky che lo vide finire al terzo posto (ma prendendosi la rivincita con le visualizzazioni su Youtube, quasi 60 milioni complessivamente e poco meno di 100mila iscritti al canale); basti tornare con la memoria alle parole di “Nonno Hollywood” portata davanti alla platea tv di Sanremo con carica sanguigna e appassionata.
E domenica? Prima di tirar giù il sipario con i “fuochi”, il calendario di Effetto Venezia porta di nuovo sul palco principale in piazza del Luogo Pio l’omaggio a un cantautore che è stato prima di tutto un poeta: le canzoni di Fabrizio De André hanno varcato i recinti della musica per fare il salto e finire nelle antologie scolastiche, hanno schiantato la barriera generazionale e sono diventate bandiera e cuore anche per tanti ragazzi che negli autori di oggi non trovano quella qualità di testi. Gli rendono omaggio a cominciare da due album cult: Morgan presenta “Non al denaro, non all’amore né al cielo” mentre Mauro Pagani, ex Pfm, torna a proporre quella “creuza de ma” che proprio lui ha scritto insieme a De André. Ci sarà con loro anche Bobo Rondelli, chansonnier livornese, anch’egli cantautore: paragonato spesso a Piero Ciampi, forse in realtà è più vicino a De André come modalità di composizione e sonorità.
E non è tutto. Anche fra gli emergenti si conta un buon numero di interpreti dei propri testi, poco importa che si parli di singoli o di band. Tanto per citarne qualcuno: è stata questa la scelta di Emma Nolde e dei Major, band pop indie alla quale era stata affidata l’anteprima del debutto prima di vedere sul palco principale il festival di Radio Stop (all’interno del quale, manco a dirlo, come ospite principale figurava la cantautrice Paola Turci).
Ma è più complessivamente la musica ad aver fatto da collante delle differenti situazioni di Effetto Venezia. Con varie declinazioni: dal gospel al prog rock, dalla classica al pop, dalla polifonia al jazz. Un cacciucco di suoni, proprio come è un cacciucco Effetto Venezia. —
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