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Benzinaio della Esso e noto musicista ucciso da un infarto: lascia due figlie
Livorno: per decenni insieme al padre ha gestito l’impianto di Stagno. Gli amici: «Una persona stupenda e un grande batterista»
LIVORNO. Era il punto di riferimento degli automobilisti che passavano da Stagno. Oltre che un bravissimo batterista, come lo ricordano gli amici che hanno suonato con lui. Lutto in città per la morte di Giovanni Venturi, 62 anni, titolare per decenni della Esso dell’Aurelia. Il benzinaio e musicista, due settimane fa, è stato vittima di un infarto improvviso e per tutti questi giorni ha lottato come un leone in ospedale. Purtroppo, però, dopo aver superato una situazione analoga una decina di anni fa, stavolta non ce l’ha fatta.
Venturi abitava in via Grande e fino a poco tempo fa si esibiva nei locali di mezza città. Ma non solo: insieme al suo gruppo – ultimamente una cover band dei “Teenage Wasteland” – veniva chiamato anche fuori dalla provincia. I Led Zeppellin e The Who erano i suoi punti di riferimento. Ma il sessantaduenne amava tutto il genere musicale progressive ed era un grande collezionista. Andato in pensione due mesi fa, nonostante le tantissime ore passate da decenni nell’impianto di carburanti di Stagno, appena poteva andava a fare le prove insieme ai suoi amici a Cecina. In passato ha suonato anche con la banda cittadina di Montenero. «Abbiamo lavorato diverse volte insieme – lo ricorda l’amico Mauro Pietrini – ed è un pezzo di cuore che se ne va. Era una persona stupenda, sempre con il sorriso fra le labbra. E non sono parole di circostanza: Giovanni era veramente una brava persona».
Sposato con Rosa, lascia le figlie Silvia e Chiara e le due nipotine. Quest’ultima lo ha ricordato, sulla sua pagina Facebook, pubblicando una bellissima foto in cui il padre suona la batteria durante l’esibizione in un locale della città, accompagnata dalle parole: «Ciao babbo Gianni». Per una ventina d’anni, dopo averlo ereditato dal padre morto a 94 anni, il sessantaduenne ha gestito la pompa di benzina della Esso. A fine gennaio Il Tirreno lo intervistò dopo che alcuni giovani, la notte precedente, entrarono nella struttura del suo distributore rubando alcuni spiccioli contenuti nella cassa. Ma lui non si perse d’animo: la mattina successiva era già al lavoro, mentre gli operai riparavano i danni. Perché lui «non perdeva mai la calma – prosegue Pietrini – Era un uomo fantastico».
In molti, nei giorni scorsi, lo hanno ricordato sulla sua pagina Facebook. E ieri mattina sono state molte le persone accorse per l’ultimo saluto alla camera mortuaria dell’ospedale. «Mi fermavo spesso a fare il pieno da lui – lo ricorda un collega musicista, Carlo Cavallini – e durante le mie soste al suo impianto parlavamo sempre di musica. Era un bravissimo batterista e anche una persona buona». Anche l’amico Roberto D’Ambrogio lo ricorda con commozione. «Lavoravo con la figlia – racconta – e Giovanni era una persona quieta e tranquilla, anche troppo per i miei gusti. Non l’ho mai visto agitato. Il lunedì, quando mi capitava di andare a Pisa, mi fermavo sempre da lui per bere un caffè. Fra di noi c’era un bellissimo rapporto, era un grande intenditore di musica. Conosceva tutto».
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