Il Tirreno

Livorno

Presto anche i “figli” di gallo Renato saranno costretti a lasciare il museo

Roberto Riu
Presto anche i “figli” di gallo Renato saranno costretti a lasciare il museo

Livorno, per evitare problemi con il vicinato infastidito dal “chicchirichì”, resteranno a Villa Henderson solo le galline 

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LIVORNO. D'ora in avanti al Museo di storia naturale del Mediterraneo sentiremo soltanto “coccodè”. Con l'allontanamento del gallo Renato sono infatti rimaste le galline livornesi Argìa, Eugenia e Corinna insieme ai loro tre pulcini di cui alcuni inevitabilmente faranno “chicchirichì” e le altre “coccodè”: è chiaro perciò che i galli figli di Renato dovranno prima o poi sloggiare. «L'idea -spiega Giuseppe Chionetti – segretario del Club Gallina Livorno – è quella di trasferirli appena possibile al Bio Parco City di Riparbella dove ci sono altri animali come pollame, cavallini e maiali impiegati nella pet-therapy».

A villa Henderson perciò resteranno tutte galline creando una sorta di monastero avicolo della razza Livorno. La vicenda del gallo Renato, costretto a lasciare il Museo di storia naturale con l'accusa di infastidire alcuni residenti del vicinato col suo chicchirichì, non è rara. “Vicini” che non gradivano il chicchirichì mattutino e hanno fatto tre esposti contro. Morale della favola il vivace pennuto è stato portato via proprio mentre nel parco c’erano tanti di quei bambini. Bambini che a Renato erano affezionatissimi e che sono scoppiati a piangere, tra le proteste delle famiglie. Quindi gallo Renato, simbolo di questa razza avicola tutta livornese, conosciuta nel mondo, non c’è più. E presto i suoi pulcini prossimi al chicchirichì saranno trasferiti a loro volta. Situazioni simili si sono verificate anche di recente generando una giurisprudenza scaturita da contenziosi legali in cui il proprietario del vispo pennuto canterino è stato trascinato in tribunale dai vicini per non avere voluto disfarsi del suo gallo.

È emblematico il caso trattato presso il tribunale di Forlì dove quattro anni fa un allevatore avicolo ha ricevuto una sanzione di 300 euro avendo infranto l'articolo 659 del Codice penale relativo al disturbo della quiete pubblica, con tanto di risarcimento di 5mila euro verso una della famiglie ricorrenti che si era costituita parte civile: nella fattispecie i due galli (poi diventato uno solo) avevano però l'abitudine di cantare non solo all'alba, ma praticamente a tutte le ore del giorno (e sembra anche di notte).

Analoghi provvedimenti sono stati emanati o invocati anche nel bresciano, a Padova e nel bergamasco, pure nel barese, dove una ventina d'anni fa la Lipu si fece promotrice di una sorta di domanda di grazia per un gallo che rischiava di finire in padella dopo la condanna del proprietario. Di diverso avviso si è invece proclamata nel dicembre del 2003 la Corte d'appello di Trento stabilendo che il canto del gallo all'alba non costituisce disturbo della quiete pubblica. Ìn Francia è di poche settimane fa la vicenda del gallo Maurice, balzato agli onori della cronaca quando la sua battagliera proprietaria, portata in giudizio dal vicinato, ha dato vita all'associazione “I galli arrabbiati d'Oleron”, mentre una petizione on line ha raggiunto le centomila adesioni in difesa dei “suoni delle campagne”: va ricordato che il gallo è l'emblema della Francia.

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