Gioco
Sul palcoscenico del Luogo Pio protagonista lo spiritaccio labronico
La beffarda ironia labronica è il sottotesto di un po’ tutto il festival diretto da Stefano Bartezzaghi ma all’interno del cartellone costituito da 18 eventi c’è qualcosa che porta in fronte il marchio amaranto dei 4 Mori.
Sabato 28 settembre alle 12,30 sotto la tensostruttura in piazza del Luogo Pio saranno la giornalista Eva Giovannini e lo chansonnier Bobo Rondelli a prendere di petto la “maledizione” dell’esser livornesi: imprigionati nel cliché che ci (auto)rappresenta arguti, scanzonati, irriverenti ma anche orgogliosi di esserlo. Un po’ luogo comune e un po’ identità sbandierata.
L’indomani noi livornesi siamo di nuovo protagonisti: l’arte di racconta-storie di Matteo Caccia che l’indomani alle 18,45, stesso luogo, porta sul palcoscenico “E poi non dite che non sono di Livorno”. Pezzi di esistenze narrati in presa diretta dai livornesi: la livornesità raffigurata nelle vite anziché nelle filosofie. Non è tutto. In piazza Grande 23, nella sede della Fondazione Livorno, che per la quarta volta ha promosso il festival cult, nei giorni della kermesse la mostra “Luci di Livorno” di George Tatge e il 28 alle 10,30 la proiezione dei video sull’umorismo realizzati dagli alunni delle scuole livornesi.
Guarda il calendario completo sul sitowww. iltirreno.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google