Gioco
L’amministratore di Benetti alla città «Porte sempre aperte, ma dateci più servizi»
Franco Fusignani alla vigilia della partenza del giga yacht «Portiamo nel mondo l’eccellenza italiana, ecco come»
LIVORNO. Il segreto di Franco Fusignani, da un anno amministratore delegato di Azimut-Benetti, colosso mondiale della nautica che ha costruito la propria casa nel vecchio cantiere navale Orlando di Livorno, è che dopo tre vite professionali (progettazione di motori marini, Iveco e poi al fianco di Marchionne alla Fiat) ancora si diverte. Eccome. Soprattutto adesso che coordina una macchina capace di creare, pezzo per pezzo, sogni milionari made in Italy che solcano il mare e fanno innamorare i paperoni dell’universo. Ma alla vigilia della consegna del primo dei tre giga yacht nati nei capannoni blu che si intravedono lungo il viale Italia, parla prima di tutto di Livorno, la città che ospita la Ferrari della nautica. «Oggi in banchina – dice guardando dalla finestra dell’ufficio – stanno lavorando seicento persone. Ma per molti di questi la città non offre i servizi necessari di cui hanno bisogno. Eppure credo in una equazione semplice: Livorno ha bisogno di noi e noi abbiamo bisogno di Livorno. Anche perché dei 1400 dipendenti il 50% è livornese».
Quindi come la mettiamo?
«Da parte nostra abbiamo aperto le porte del cantiere a molte iniziative e questo ci fa piacere. Ma dall’altra abbiamo difficoltà, soprattutto nel trovare sistemazioni alberghiere o case in affitto per le persone che vengono da fuori per tre o sei mesi. Eppure si stratta di professionalità che hanno disponibilità economiche... Inoltre questa zona è scarsamente servita, ad esempio dai bus, tanto che li mettiamo a disposizione noi. Ecco perché serve svilupparla».
Ha parlato di questo con la nuova amministrazione?
«Abbiamo avuto un incontro interessante e devo dire che la scelta del nuovo sindaco di nominare un’assessora al porto che deve collegare tutti gli attori del mare è una mossa intelligente».
Torniamo alla consegna del primo giga yacht. Tutto pronto?
«Domani (oggi ndr ) arriva l’armatore, poi il nostro primo figlio prenderà il mare, mentre il secondo sarà consegnato e partirà il mese prossimo».
Senta, in pochi mesi avete messo in acqua tre castelli da milioni di euro. Qual è il segreto?
«Intanto diciamo che siamo orgogliosi di aver raggiunto un apice mai toccato prima da Benetti. Quella che viene consegnata domani è la barca più lunga mai costruita in Italia da un privato. Come abbiamo fatto? Attraverso la pianificazione, il processo, la qualità e il riuscire a coordinare persone che fanno cose diverse».
Quanto ci vuole per realizzare un’imbarcazione come questa e come nasce?
«Servono almeno cinque anni. E tutto inizia conoscendo le abitudini di chi compra (i nomi sono top secret ndr), quindi vivendo con il cliente, conoscendo le sue passioni. Se fa sport, se vuole opere d’arte a bordo, ma anche piccoli dettagli come se russa oppure no».
E poi questi gioielli del mare che vita hanno?
«Sono tre le strade. O esce per fare charter a due milioni di euro a settimana. Oppure il proprietario ne fa un uso personale spostandosi a seconda delle esigenze. Ma c’è anche un uso ibrido dove si mescola l’utilizzo personale a quello istituzionale con l’obiettivo di attrarre clienti. Una tendenza soprattutto in Asia».
Ma c’è qualcosa che la fa arrabbiare?
«Certo (sorride ndr) la mancanza di trasparenza quando c’è un problema, quando nel team qualcuno non gioca di squadra e quando si ripetono gli stessi errori». —
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