Il dolore
Mazzoni, 4 anni di squalifica per doping
Il massimo della pena previsto per l'ex portiere del Livorno risultato positivo alla benzoilecgonina
LIVORNO. Quattro anni. Il pronunciamento del Tribunale nazionale antidoping, dopo essersi riunito in camera di consiglio alle 17 di ieri, alla fine è arrivato. Come un pugno nello stomaco. Il portiere del Livorno, sospeso in via cautelare dopo il controllo antidoping eseguito il 17 febbraio scorso al termine del match Lecce-Livorno è risultato positivo alla benzoilecgonina, metabilita della cocaina, è stato squalificato con il massimo della pena previsto. A nulla è valsa la presentazione del dossier ai primi di luglio, una documentazione redatta per la difesa dal perito di parte Francesco Maria Avato, il numero uno in Italia in tossicologia e già salito alle cronache per il delitto di Garlasco.
Il consulente tecnico d’ufficio, nominato dal tribunale per cercare di fare luce sulla vicenda e poter interpretare la tesi secondo la quala Mazzoni fosse stato vittima di una assunzione incolpevole, non si è convinto. Per Sabina Strano Rossi, tossicologa forense dell’Università Cattolica di Roma, le obiezioni, durante il dibattimento di ieri nell’aula del Foro Italico, sono state diverse. Per lei, non si tratta evidentemente di contaminazione a causa di baci focosi che l’ex numero uno amaranto si sarebbe scambiato con una donna che aveva fatto uso della sostanza stupefacente. Inutili i parametri e le tabelle fornite, che in ultimo testimoniavano che il giocatore, dopo il deferimento avesse effettuato ogni settimana un controllo, risultando ogni volta completamente pulito.
Inutili i precedenti ricordati dal legale del calciatore, Antonio De Rensis, che hanno fatto riferimento al tennista francese Richard Gasquet, ma soprattutto all’astista canadese Barber, trovato positivo alla cocaina precedentemente alle Olimpiadi di Rio, ma scagionato dopo aver provato il rapporto consumato con una escort cocainomane.
Per Mazzoni, che in caso di assoluzione in primo grado poteva mettersi subito alla ricerca di una squadra, non resta che attendere che sia fissato il processo di secondo grado, quello del TFN (Tribunale Federale Nazionale), presumibilmente non prima di fine novembre, inizio dicembre. Nel caso in cui, anche in quella sede il verdetto fosse avverso, la difesa si dichiara pronta a ricorrere fino al terzo ed ultimo grado di giudizio, quello del TAS, il tribunale d’appello sportivo con sede a Losanna.
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