Gioco
I vertici di Aamps dopo le dimissioni: «Abbiamo salvato l'azienda, ora non sprecate tutto»
Livorno, l’amministratore Federico Castelnuovo e la direttora Paola Petrone dell’era a Cinque Stelle: «Porta a porta da migliorare ma indietro non si torna»
LIVORNO. «Dopo il cambio di amministrazione non c’è stato alcun contatto. Vedo che passano i giorni e allora mi faccio avanti: mando una mail al nuovo sindaco per avere l’occasione di parlargli. Devono essersi incrociate le intenzioni: io scrivo a lui mentre lui scrive a me una mail in cui dice che il socio (Comune di Livorno) chiede di convocare l’assemblea per determinazioni in ordine agli organi amministrativi di Aamps. Mando anch’io una mail: lunedì convocherò l’assemblea. E contestualmente presento le dimissioni». Parte da qui il racconto con cui l’amministratore di Aamps Federico Castelnuovo tiene a mettere i punti sugli “i” a poche ore di distanza dal “conclave” convocato su richiesta del la nuova giunta di centrosinistra.
«Sassolini nelle scarpe da togliermi? No, quando cambia il socio – ribadisce – l’amministratore delegato sa bene che può esser sostituito: la richiesta del Comune è del tutto legittima ma, siccome ho un po’ di amor proprio, ho messo nero su bianco le dimissioni. Avrei voluto spiegare quel che avevamo fatto, invece non è stato possibile: peccato, senza neanche essersi detti una parola». Qualcosa dev’essersi rotto se alla fine salta fuori un sussulto di amarezza: «Ero alla prima esperienza in una azienda a partecipazione pubblica, credo proprio che sarà l’ultima».
Nell’Aamps dell’era a Cinque Stelle, con lui ha fatto squadra la direttora generale Paola Petrone. Dice che non ci sono “sassolini” da tirar fuori ma tiene a spendere un elogio al sindaco Filippo Nogarin che l’ha chiamata: «È la prima volta in cui mi sono trovata a lavorare con una divisione chiara dei ruoli: indirizzi politici ben marcati ma nessuna ingerenza. In passato sono stata in contesti in cui l’ingerenza dei politici si sentiva di più».
Ma fin qui siamo rimasti nell’ambito dei rapporti fra Palazzo Civico e l’ex municipalizzata il cui unico socio è proprio il Comune di Livorno, fra i dirigenti nominati da Nogarin e la nuova amministrazione di centrosinistra. Oggi con l’assemblea arriverà probabilmente il sigillo di questa sterzata innescata dall’esito del voto. Comunque sia, tanto Castelnuovo che Petrone insistono su una sorta di messaggio in bottiglia: la discontinuità politica non butti a mare quel che è stato fatto fin qui. «Abbiamo fatto l’80% della strada ma resta un buon 20%», dice Petrone. Castelnuovo rincara: «Il mandato l’avevo rimesso nelle mani di Nogarin già nell’aprile 2018, sentivo che l’azienda era in grado di lasciare il reparto di rianimazione e iniziare la convalescenza. Nogarin mi chiese di rimanere e rimasi».
E quel 20% ancora da fare, cos’è? «C’è da consolidare il porta a porta», ammette Petrone riconoscendo che «ci sono alcune criticità». Un esempio? «Gli orari in cui si mette fuori di casa la differenziata in Venezia». Guai però a rinfacciare agli ex vertici Aamps di esser stati rigidi di fronte ai mugugni della popolazione o perfino di settori ultra-ecologisti. «La verità – contrattacca Petrone – è che siamo riusciti a far fare un balzo alla differenziata: l’abbiamo presa che era sotto il 40% e ora è al 70%. Prima si espande il porta a porta, poi si fanno gli aggiustamenti: è un format già applicato altrove».
Difficile, a giudizio della direttora, che adesso con il nuovo sindaco Luca Salvetti si inverta la rotta: «Credo che non possa se non puntare a consolidare quel che è stato fatto. In quei risultati c’è anche il frutto degli investimenti cofinanziati dall’Ato. Non esistono alternative al porta a porta: può essere migliorato ma va fatto. Semmai c’è da dire che qualcuno è disposto a cambiare abitudini e chi no, tutto qui». Già, proprio questo: non sarebbe stato meglio coinvolgere di più la popolazione, informarla, andare passo passo? Petrone respinge al mittente l’accusa. «Abbiamo fatto incontri costanti, info-point, assistenza strada per strada, spiegazioni capillari. Del resto, – avverte – abbiamo fatto un’indagine sul livello di soddisfazione dei consumatori e ci hanno dato un voto più che sufficiente: sei e mezzo. E sull’informazione abbiamo un bell’otto».
Da aggiungere però che parliamo di una indagine che Aamps ha commissionato. Ecco allora che Castelnuovo replica affilando la lama dell’ironia: «Cercare di aspettare che tutto sia perfetto significa solo non fare mai nulla. Meglio un balzo in avanti, poi si aggiusta man mano il tiro». Ma il clima interno all’azienda? Si direbbe mica tanto ok, se Salvetti insiste a rimarcare una svolta nei rapporti con gli addetti. Eppure Petrone giura: «Clima buono. Ed è anche per questo ce l’abbiamo fatta a salvare l’azienda dal baratro perché, è bene ricordarlo ogni tanto, l’azienda stava fallendo. I sacrifici ci sono stati per tutti, anche per i lavoratori».
L’orizzonte, però, è stato anche contrassegnato dalla promessa di trasformare il termovalorizzatore in un pratino: e intanto funzionava come prima, più di prima. La direttora non ci sta: «Funzionava secondo la sua capacità, né più né meno. Casomai, si metta l’accento sul fatto che abbiamo accantonato i soldi per arrivare a quell’obiettivo ed è qualcosa che non abbiamo trovato».
Per Castelnuovo si è trattato di creare le condizioni di bilancio tali per cui «la politica avrebbe poi avuto le chiavi in mano per avere la libertà di decidere sul termovalorizzatore: una scelta politica ma i mattoni per costruirla dobbiamo prepararli cammin facendo. L’abbiamo fatto da tecnici: abbiamo preso un’azienda fuori bussola, con una differenziata che non arrivava al 40%, e l’abbiamo rimessa in carreggiata. Il più è fatto, ora non lasciatela tornare fuori strada».
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