La protesta
«Fate diventare più sicuro il viale Italia»
L’assessora Cepparello ha proposto la “zona 30”. Ma c’è chi promuove la ricetta con maggiori controlli e sanzioni pesanti
LIVORNO.L’auto ribaltata sabato mattina attorno alle 6 col 21enne a bordo, è solo l’ultimo episodio in ordine di tempo. Il tema sulla sicurezza stradale sul viale Italia, affrontato a più riprese dal Tirreno, resta quindi di estrema attualità. Soprattutto dopo che l’assessora Giovanna Cepparello ha lanciato l’idea di introdurre un limite di 30 km orari sul viale. Ma cosa ne pensano i livornesi di questa ipotesi?
Va detto che da tempo si valuta l’introduzione di un rimedio efficace utile a ridurre la velocità su questo tratto di strada che comincia dai bagni Pancaldi (superato quindi il semaforo all’altezza dell’intersezione con via dei Funaioli, ndc) e supera i Tre Ponti, proseguendo per tutto il Viale di Antignano. Una lingua di asfalto con poche curve, spesso “dolci”, tranne quella all’altezza di Largo Cristian Bartoli che, se affrontata ad andatura brillante, può mettere in difficoltà chi guida un mezzo, portando verso l’esterno. Il resto, è tanto rettilineo dove sfrecciano moto, scooter ed auto che mettono a rischio l’incolumità certo di chi è alla guida, ma anche di molti pedoni che attraversano la strada magari per andare a prendere un caffè o per dirigersi verso l’ingresso di uno stabilimento balneare. Anche l’assessora alla mobilità Cepparello è tornata sull’argomento proprio sull’edizione di ieri del Tirreno, riferendo che allo studio c’è l’adozione di dossi rallentatori, magari che vadano a braccetto con dei cartelli che indicano “zona 30”, un limite di velocità ridotto rispetto agli attuali 50 consentiti. Sentiamo allora cosa ne pensano alcuni cittadini interpellati ieri mattina. Fermato poco prima del cantiere che interessa la Baracchina Rossa, alla ricerca di un’ombra che non c’è sotto una tamerice, Massimo Zannotti.
«E’ un’autostrada più che una strada urbana sulla quale rispettare il codice. Dissuasori di velocità li considero un po’ antiquati. Le macchine rallentano si, ma si possono creare file che fanno poi più smog, così come fare il limite a 30 orari. Che si vada pure a 50, ma con autovelox che cambino costantemente zona. Tanto la gente capisce solo se la tocchi nel portafogli». Gli fa eco la moglie, Debora Lombardi. «Qui, si deve andare più piano. D’estate c’è tanto traffico e la gente ha troppa fretta. Nemmeno le buche dell’asfalto fanno paura, nemmeno le rotatorie come quelle realizzate recentemente. Vanno come missili, pensano di fare un Gp di Formula Uno». Martin Soluaga è un cileno che da 4 anni vive qui. Già “livornesizzato”, infradito, canottiera a righe, scooter parcheggiato lungo il marciapiede, e un tuffo da guadagnare entro pochi minuti.
«Effettivamente, auto e mezzi a due ruote, vanno parecchio veloci. Forse qualche semaforo in più potrebbe servire allo scopo. Invece, non c’è niente e la strada così dritta invoglia molti a non tenere conto dei rischi che ci sono procedendo a forte andatura. Non è che con i freni si risolve tutto, anche quando si va a scuola guida lo insegnano». Sonia Del Greco, sta salendo le scalettedalla spiaggia, dopo aver trascorso la prima parte di mattinata sotto l’ombrellone. «Ho assistito ad una scena che se me l’avessero raccontata, non ci avrei creduto. Un paio d’ore e mezzo fa, proprio nel bel mezzo della curva qui dei Tre Ponti, una donna si è fermata sulla linea di mezzeria per far scendere dei passeggeri in costume. Da dietro suonavano e questa voleva anche ragione, mandando gli automobilisti in fila a quel paese. Cosa fare? Mettere tanti semafori, perché le strisce pedonali non bastano. In troppi le ignorano. Magari la macchina ti vede e ti fa passare, ma arriva da dietro un motorino e te lo trovi addosso in men che non si dica».
Lorena Draghetti è una fan del dissuasore ed è affascinata dal limite di 30 orari con tanti vigili urbani a controllare. «Le forze dell’ordine dovrebbero inizialmente essere impiegate per educare. Un periodo di assestamento, non molto lungo, e poi cominciare a colpire i trasgressori con multe salate. Farebbero tutti presto a imparare». Fuori dei Bagni Fiume, altro punto critico della zona balneare presa d’assalto dai livornesi, ecco che spunta Giampaolo Cateni. « La macchina capottata sabato, è solo l’ultimo episodio del termometro dell’indisciplina. Mettiamo il limite di 30 orari con degli autovelox mobili. Lo fanno a Firenze appena si esce dalla Fi-Pi-Li...». Martina Cateni, da qualche anno non vive più a Livorno, anche se qui ci viene spesso.
«Abito a San Miniato, lavoro con il 118 ed effettivamente la soluzione dissuasore non rappresenta il massimo. I pazienti traumatizzati a bordo di un ambulanza, con le scosse provano molto più dolore. Dissuasore, più buche che fanno parte dell’arredo, è una brutta miscela». Nel frattempo, proprio davanti all’ingresso dei Fiume, il via vai delle auto che si fermano per lasciare la moglie, i nipoti, o i figli, è degno del traffico che c’è davanti all’ingresso di un aeroporto internazionale Scappa un sorriso, quando una Polo che blocca un po’ il traffico, viene superata da una Ford Fiesta coi finestrini abbassati. «E devi andà in filobusseeee», il commento tutto labronico. Martina, riprende. «Fra i tanti rimedi, ce ne sarebbe uno utile ma impossibile da mettere in pratica: rimandare molte persone a scuola guida. A Livorno, va detto, siamo simpatici, ma il senso civico un po’ ci manca. Vedo pochi vigili. Facciano meno balzelli ai divieti di sosta, e ci sia più severità per chi va forte e chi telefona mentre guida…». —
Flavio Lombardi
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