Gioco
Con Parmitano un poker di esperimenti targati Livorno
test sugli effetti della microgravità e delle radiazioni cosmiche
LIVORNO. Poteva mancare un esperimento targato Kayser a bordo della missione spaziale nel 50° anniversario di quel giorno in cui per la prima volta un uomo ha messo piede sulla luna? No, proprio no: tant’è vero che l’astronauta Luca Parmitano, colonnello dell’Aeronautica militare, porterà in orbita non uno ma quattro apparecchiature-test (sul totale di sei dell’Agenzia spaziale italiana) che sono state messe a punto dall’azienda aerospaziale livornese che ha la sede sulla provinciale per il Gabbro.
Al centro dell’attenzione sono gli effetti che sul corpo umano ha la permanenza in un ambiente a gravità praticamente zero: in orbita non c’è alto e basso, i materiali non cadono giù per terra ma fluttuano nel cosmo. E questo non è senza conseguenze sulla biologia delle cellule, sulla psicologia, sulla forza muscolare, sul modo con cui il calcio si fissa nelle ossa e via dicendo, così come hanno attestano i numerosi test già compiuti da Kayser anche con l’astronauta “livornese” Paolo Nespoli (che per anni ha vissuto a Livorno quand’era parà incursore del Col Moschin).
Stavolta si tratta di “Nutriss” è un esperimento al quale Kayser ha lavorato in tandem con una équipe dell’Università di Trieste. Obiettivo? Cercare di “mantenere una composizione corporea ideale per l’astronauta evitando l’aumento del rapporto massa grassa/massa magra dovuto all’inattività da microgravità”, come ha ricordato Parmitano presentando i test. Non solo in orbita ma anche prima e dopo il volo, sia la massa che la composizione corporea di Parmitano saranno tenuti gli occhi aperti da un pool di scienziati che vogliono capire come la microgravità influisce sulla fisiopatologia nella composizione corporea.
Un secondo esperimento si chiama “Lidal” ed è costituito, come spiega l’ingegner Valfredo Zolesi, presidente fondatore della Kayser, da “nuovi sensori per misurare le particelle che possono colpire l’uomo nello spazio”. Con l’altro sistema italiano (Altea), rappresenta il primo sistema di misura del rischio di radiazioni a bordo della Stazione spaziale. Anche in questo caso, lo scopo è chiaro: studiare come muta la fisiologia umana nel cosmo per poter garantire la permanenza di un equipaggio a lungo termine nello spazio.
“Minieuso” è un telescopio dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: serve a osservare i raggi ultravioletti emessi dal nostro pianeta e sarà posizionato davanti alla finestra di osservazione del modulo russo della stazione “Zvezda”. —
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