Gioco
Assunzione illegittima a veterinaria: ora spera una docente livornese
LIVORNO. Non solo non poteva partecipare al concorso nel 2011 per un posto da ricercatrice nel dipartimento di clinica veterinaria dell’Università di Pisa, dove all’epoca il marito era un docente di ruolo. Ma nel 2016 ha fatto pure carriera diventando professoressa associata e nel 2018 direttrice sanitaria dell’ospedale didattico.
E l’ateneo? Ha disatteso gli effetti di una sentenza del Consiglio di Stato con cui erano stati annullati gli atti della commissione e il decreto di assunzione della prof. Ora è di nuovo il Consiglio di Stato a ribadire, bacchettando l’inerzia dell’università («ha avuto un comportamento elusivo»), che la professoressa Micaela Sgorbini, viareggina di 48 anni, non può più stare al suo posto. E che è necessario riaprire il bando per il concorso che nel frattempo era stato revocato e a cui potrà partecipare quella che ritiene essere stata esclusa nove anni fa ingiustamente, Alessandra Gavazza, 51 anni di Livorno, da tempo in servizio all’ateneo di Camerino. La dottoressa labronica era assistita dai professori Nicola Pignatelli e Paolo Carrozza.
Quello che era di un’evidenza solare ha avuto bisogno di una sentenza del Tar (che aveva respinto il ricorso di Gavazza) e di due pronunciamenti del Consiglio di Stato. Entrambi netti nel ribadire che non poteva prendere parte al concorso prima la convivente e poi la moglie di un professore di ruolo nello stesso dipartimento, Michele Corazza. Lo dice la legge Gelmini che fissa fino al quarto grado di parentela il divieto di assunzioni con simili legami familiari.
C’è voluto un ulteriore ricorso vinto per ricordare all’ateneo di rispettare la sentenza con cui avrebbe dovuto annullare gli atti della commissione e del decreto di assunzione di Sgorbini firmato dal rettore nel 2011. L’allora assegnista e Corazza erano conviventi al momento della pubblicazione del bando (14 dicembre 2010). Lei precaria, lui ordinario. Nel frattempo hanno messo al mondo due figli e si sono sposati. I giudici del Tar avevano considerato la data del bando e quella dell’entrata in vigore della legge Gelmini.
Pietro Barghigiani
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