Gioco
Rubata la targa-provocazione di Beraha simbolo contro tutte le discriminazioni
La scritta «Vietato l'ingresso agli ebrei e agli omosessuali» era già stata imbrattata prima della inaugurazione
Quando i dipendenti sono entrati al lavoro, ieri mattina, la targa non c’era più. L’avevano rubata di notte, forse sotto gli occhi delle telecamere che nelle prossime ore saranno visionate.
I ladri hanno portato via la targa-provocazione di Ruth Beraha, un’artista ebrea e omosessuale che fuori dal Museo della città, a fine aprile, aveva affisso la scritta in ottone «Vietato l’ingresso agli ebrei e agli omosessuali», proprio per dare un segnale forte contro ogni discriminazione. Un’installazione che fin da subito aveva fatto discutere mezza Livorno, tanto che prima dell’inaugurazione uno studente (disse di chiamarsi Enrico Raugi ndr) la imbrattò con dello spray nero.
Stavolta, invece, la targa è sparita. «Beraha aveva inteso sollecitare, con quest’opera, una riflessione su tutti i razzismi e le discriminazioni, del passato, presente, futuro – sottolinea la direttrice dei musei civici livornesi, Paola Tognon – e lo aveva fatto scegliendo in particolare di nominare nel suo “divieto di ingresso” due specifiche categorie, la cui discriminazione è tristemente riconosciuta. La stessa Ruth Beraha, con un divieto del genere, non sarebbe potuta entrare nel nostro museo e questo segnala una sua voluta ed evidente presa di responsabilità».
L’artista, vincitrice del premio “Fattori Contemporaneo 2018”, stava per ultimare le pratiche burocratiche relative alla donazione alle collezioni dei musei civici livornesi proprio di questa opera, che insieme a Tognon aveva deciso di lasciare lì, fuori dal Museo della città. Si intitola “Io non posso entrare (Autoritratto)”. «Ho parlato con Ruth e abbiamo convenuto che ora al suo posto è meglio lasciare il vuoto – prosegue la direttrice – perché è molto forte, rende l’idea di ciò che è accaduto e parla da solo. Se è stato un gesto goliardico, credo che non aiuto la città di Livorno, a cui io sono molto legata. L’ironia dà energia all’uomo e dà spirito e capacità di cogliere quello che è dietro le righe. Ma i processi goliardici possono diventare pure un momento di debolezza, come in questo caso».
Secondo l’assessore comunale alla cultura, Simone Lenzi, si tratta di un gesto «di difficile interpretazione». «Da un certo punto di vista – dice – quel che è successo è l’esito finale dell’imbrattamento di fine aprile. Si può interpretare anche così, ma la risposta la dovranno dare gli inquirenti. Potrebbe essere un furto a metà fra il furto vero e l’arte concettuale».
Secondo il sindaco, Luca Salvetti, non è invece detto che chi abbia rubato fosse per forza animato da un “movente vendicativo”, frutto della non comprensione dell’opera di Beraha. «Non lo so, probabilmente a qualcuno questa targa è semplicemente piaciuta – sottolinea il primo cittadino – e non è detto che nel gesto vi fossero riferimenti al luogo e al museo. Dietro, insomma, potrebbe anche non esserci nient’altro che un semplice ladro». —
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