Il Tirreno

Livorno

la stagione livornese AL “Grattacielo” 

Quando il padre di Montalbano fece qui comunione e cresima

Flavio Lombardi
Quando il padre di Montalbano fece qui comunione e cresima

I sacramenti ricevuti nella cappella personale del vescovo per potersi sposare Il rapporto coi salesiani e il debutto in regia con “Assassinio nella Cattedrale”

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LIVORNO. Alcune informazioni preziose su Andrea Camilleri, si ricavano dal libro edito per il cinquantennale del Centro Artistico Il Grattacielo . Correva l’anno 1958 e un giovane regista di nome Andrea Camilleri mise in scena “Assassinio nella Cattedrale” di Thomas Stern Eliott. Fu gran successo, replicato 19 volte, nonostante le difficoltà di allestimento scenografico in spazi come il giardino dell’Hotel Palazzo. Camilleri ha ricordato spesso quegli anni, in cui si dà vita anche all’Accademia dello Spettacolo di cui fu ritenuto un grande rappresentante. Fu lo stesso Camilleri, in tempi recenti a confessarlo. Appunto nel libro sul Gratacielo. «I primi del ’56, Orazio Costa, che era stato otto anni prima mio maestro di regia, mi presentò a un padre gesuita, Egidio Guidubaldi che aveva un progetto teatrale per Lviorno. Mi disse, Guidubaldi, di avere intenzione di aprire ex novo un piccolo teatro e mi invitò di andarlo a trovare. Un mese dopo, ero a Livorno». Ecco come iniziò il rapporto del padre di Montalbano con la nostra città.

Dopo aver dato dei consigli su come costruire un palcoscenico fatto di grandi dadi che, aprendoli, diventavano una scala, oppure uno scivolo, o altro ancora, per qualche mese Camilleri non ebbe più notizie sul progetto. Pensando, fosse sfumato. Ricevendo invece una telefonata in cui lo si invitata a venire di nuovo in città per vedere il teatro. «L’avevano fatto esattamente come avevo detto io. E fu così che facemmo l’inaugurazione con “Assassinio nella Cattedrale”. Gli piaceva Livorno. La trovava affine al suo carattere. «Presto, mi trovai in consonanza coi suoi abitanti e a un certo momento la mia vita privata s’intrecciò con quella del teatro».

E qui viene il bello, una cosa che non molti sanno ma che può far sorridere e far piacere. «Io e la mia futura moglie avevamo deciso di sposarci, ma avevamo scoperto che per celebrare il matrimonio religioso era necessario essere cresimati». Insomma, come si può capire, Andrea Camilleri, ha ricevuto il sacramento proprio all’ombra dei 4 Mori. «Padre Egidio risolse tutto. Mi fece comunicare e cresimare dal vecchio vescovo Piccioni nella sua cappella privata. Padrino, il pittore Sirello». Camilleri, tornò altre volte a Livorno. Regista al Centro Artistico “Il Grattacielo” in “Così è se vi pare” di Pirandello, e in “Giorni senza fine” di O’Neill. Camilleri regalò questo racconto il 4 aprile 2005, quando, per salutare i vecchi amici di questa città che gli era entrata nel cuore, confida di essere venuto qui, in occasione di qualche convegno organizzato dal Centro. Ma con gli inizi degli anni ’60 «non fui più in grado di aderire a nuove proposte. Il mio lavoro alla Rai e al centro sperimentale di cinematografia non mi permettevano di allontanarmi da Roma». Gli rimase la grande amicizia con padre Egidio e «il ricordo di una stagione livornese, bella, calda, serena». —

Flavio Lombardi

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