Gioco
Magenta, prima unità a circumnavigare il mondo in 24 mesi Fu costruita a Livorno
Grazie alle notizie che furono raccolte dallo storiografo Angiolo Berti ecco la ricostruzione del varo e dell’attività della pirocorvetta
storia
GIAN UGO BERTI
Alla domanda chi sia stato Ferdinando Magellano, molti, ma non tanti, risponderebbero, il navigatore portoghese che per primo fece la circumnavigazione del mondo nel 1521. Ma alla domanda che cosa c’entri Livorno, tre secoli dopo, con un’altra circumnavigazione, pensiamo salvo pochi addetti ai lavori, nessuno saprebbe rispondere. Né il nome “Magenta” sortirebbe diverso effetto. Ecco la storia. La prima unità della Marina Militare italiana a fare l’impresa fu costruita proprio nella nostra città presso l’Arsenale Mediceo ben 157 anni fa. Probabilmente gli anziani – e per sentito dire – saprebbero dove fosse ubicato. Come spiega Angiolo Berti, giornalista livornese e storiografo della Marina Militare, ricopriva all’incirca lo spazio fra i Quattro Mori e l’attuale via San Giovanni. Era la pirocorvetta tre alberi ad elica, appunto “Magenta”, lungo 67 metri, con un dislocamento di 2550 tonnellate e ben venti tra “lisci”, cannoni ed obici. Ovviamente in legno, andava a carbone ed a vela. Impostata nel 1859 (progettista ing. Micheli) per conto della Marina del Granducato, venne varata ed allestita a cura del nuovo governo italiano fra l’estate del 1862 ed il dicembre 1863. Per quei tempi vantava una velocità di riguardo: dieci nodi, ma la caratteristica era quella di possedere un fumaiolo telescopico che rientrava durate la navigazione a vela. Poi c’era l’elica che poteva essere sospesa e ritirata dentro un pozzetto sotto la volta di poppa. A parte il difetto della velatura bassa e pesante, era considerata forse il miglior battello della squadra.
Trovandosi a Montevideo come “stazionaria”, il Ministero la prescelse per un giro intorno al mondo. Da lì, infatti, si portò a Città del Capo, quindi via Oceano Indiano, Malacca, Giappone, Sidney, Valparaiso, Capo Horn e rientrò a Montevideo da dove, attraverso l’Atlantico, giunse in Italia dopo 24 mesi di navigazione. Del varo – 17 luglio 1862 – esiste un raro cimelio fotografico, che mostra uno scorcio della vecchia Livorno, scomparsa o radicalmente trasformata: quella appunto intorno alla “Casa del portuale”. La gente è arrampicata perfino sui tetti delle case che si specchiano sull’Arsenale, mentre dalle finestre degli ultimi piani penzolano grandi tappeti scuri con bordi inferiori chiari. La cronaca non lo riferisce, ma quel giorno soffiava dal mare un vento gagliardo perché la scena del varo è sovrastata da due enormi bandiere che flottano alte in direzione di piazza Grande. La “Magenta” è però passata alla storia con un altro exploit pressochè sconosciuto. Il capitano di fregata, Vittorio Arminjion, che ebbe il comando nel giro intorno al mondo, era stato munito di speciali lettere credenziali del governo per stabilire i contatti ufficiali tra il nuovo Regno e la Cina ed il Giappone. L’incarico fu brillantemente assolto e la nave rientrò in Italia nella primavera del 1868, avendo al suo attivo l’adempimento di una missione non certo facile se si pensa che i porti della Cina e del Giappone erano stati chiusi, fino a quel momento, alle navi mercantili italiane. Il testo da cui Berti trasse queste notizie è una pubblicazione edita dall’Ufficio Storico della Marina Militare, “Esplorartori, fregate, corvette ed avvisi italiani”. Le storie sono centinaia. Riguarda in particolare Livorno quella del “Governolo” . Dopo il congiungimento della Toscana al Regno di Sardegna, da Genova, fece un viaggio nel porto labronico con una delegazione incaricata della restituzione alla città di Pisa delle antiche catene del porto, trofeo di guerra genovese. —
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