Italia
Da “viva viva il direttore” di Sordi al dirigente manager: ecco perché
Com’è cambiata la figura che ha in mano la guida degli istituti scolastici Il moltiplicarsi delle reggenze: una forma di decisione per omissione
L’INTERVENTO
ANGELO GAUDIO
Gli articoli sul Tirreno del 12 luglio descrivono l’attuale situazione livornese delle reggenze della dirigenza scolastica ma facciamo un passo indietro. Nel mondo di chi ha studiato nel ventesimo secolo c’era il signor direttore immortalato da un film con Alberto Sordi “Il maestro di Vigevano” derivato dall’omonimo libro di Mastronardi in cui la classe si alzava cantando “viva viva il direttore nostro grande educatore” che parlava in prima persona persona plurale dicendo “noi selezionati ferocemente da pedagogisti famosi e terribili”. Questi direttori erano quasi sempre di sesso maschile e forniti di laurea, mente le maestre erano quasi semplici diplomate per giunta di un corso più breve e ritenuto di serie B.
Il signor preside era necessariamente un ex insegnante del tipo di scuola che era chiamato a dirigere: nel mio liceo Enriques le giovani prof ricordavano di averlo avuto docente di Lettere. A fine anni ’90 si è avviato un processo (autonomia scolastica) ispirato a livello globale dal new public management che ha sostituito lo stato burocratico e gerarchico con uno stato in cui il comando si attua attraverso la verifica dei risultati da parte di agenzie ispirate da modelli globali e globalizzanti, ad esempio Invalsi grosso modo sul modello delle prove Pisa dell’Ocse.
Il nuovo dirigente è ancora un ex insegnante ma può venire da qualsiasi scuola. Ha più responsabilità, è pagato molto di più ma conseguentemente ci debbono essere molti meno dirigenti anche perché la scuola autonoma deve avere una certa massa critica.
Con la revisione costituzionale del 2001 il dimensionamento delle istituzioni scolastiche è divenuto competenza delle Regioni, che hanno provveduto con tempi e accuratezza variabili. Tale processo si è intrecciato con una spending review strisciante che ha portato a innalzare le dimensioni minime delle istituzioni scolastiche. Su tutto questo la prassi delle reggenze, in genere successive a pensionamenti o trasferimenti non rimpiazzati dal precedente dirigente titolare, ha costituito una classica forma di decisione per omissione. Fonti giornalistiche nazionali dell’ottobre 2017 parlavano di 1.748 reggenze.
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