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Condannati i “complici” dell’ex viceprefetto dell'Elba Daveti
Livorno, erano accusati di associazione per delinquere: sette anni e due mesi a Giovanni Belfiore, esponente della ’ndrangheta
LIVORNO. Attorno all’ex viceprefetto dell’isola d’Elba Giuseppe Daveti, si era creata – tra il 2017 e il 2018 – un’associazione per delinquere capace di commettere un indeterminato numero di delitti: dall’evasione dei diritti doganali, accise, Iva e altri reati in materia di tributi e dazi doganali per il traffico di alcolici e tabacco, nonché di delitti di falso in documenti pubblici, anche informatici e altri collegati a reati contro la pubblica amministrazione.
A distanza di meno di tredici mesi dall’arresto dell’ex “viceré” dell’isola, condannato nel marzo scorso in abbreviato a quattro anni e otto mesi di reclusione, si è chiuso il processo a carico degli altri quattro imputati che avevano scelto di andare a processo.
A cominciare da Giuseppe Belfiore, 72 anni, secondo la procura esponente della ’ndragheta. Il settantaduenne, originario di Reggio Calabria, ma residente a Moncalieri, nel torinese, è stato condannato a sette anni e due mesi di reclusione. Secondo il procuratore capo Ettore Squillace Greco, che ha coordinato le indagini della finanza, Belfiore, insieme a Daveti, era al vertici dell’associazione per delinquere. Ma non solo. Perché il settantaduenne è stato condannato in concorso con lo stesso Daveti, per non aver versato all’Erario oltre 79 mila euro utilizzando in compensazione crediti inesistenti.
Inoltre per aver creato un documento telematico falso per raggirare le regole per trasportare dalla Spagna un carico di bevande alcoliche – poi mai partito – per 90 mila euro. È di quattro anni e dieci mesi, invece, la pena a cui il collegio presieduto dal giudice Gianmarco Marinai ha condannato Davide Alpi, 54, residente a Ravenna, responsabile in concorso con Belfiore per non aver versato 150 mila euro dovuti dalla moglie di Alpi alla Provincia di Ravenna utilizzando in compensazione un credito inesistente attraverso la presentazione di un modello F24 taroccato.
Oltre a Belfiore e Alpi, il tribunale ha condannato a due anni e tre mesi di reclusione anche Tonino Fellitto, 51 anni, residente a Settimo Torinese, e Giovanni Faiello, 44, napoletano di origini ma residente a Livorno. Rispetto all’impianto accusatorio il collegio ha assolto Belfiore, Alpi e Fellitto per quattro reati che venivano loro contestati riguardo all’organizzazione di un carico illecito di alcolici dalla Spagna a una ditta di Zafferana Etnea, nel catanese.
«Rispetto alle richieste del pubblico ministero – spiegano gli avvocati degli imputati – c’è stato una riduzione delle pene. Adesso aspettiamo di leggere le motivazione (il tribunale ha chiesto 90 giorni per depositarle ndr ) per verificare la possibilità di fare appello». Dalla procura, invece, trapela una certa soddisfazione per una sentenza che in larghissima parte conferma l’impianto accusatorio che ha portato alla condanna degli otto indagati nell’inchiesta.
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