Gioco
Limoncino, in duecento contro la discarica
La manifestazione si è svolta senza tensioni ma con tanti striscioni. Lo slogan: «Dobbiamo tutelare la nostra salute»
L’appuntamento era per le 9 ma già da mezz’ora prima c’era gente. Non sono solo quelli più facilmente riconducibili al comitato contro la discarica. Si notano volti mai visti prima, in questi ultimi giorni, e un po’ tutte le fasce d’età sono rappresentate. Uomini e donne, giunti fino all’imbocco della strada che porta in cima a Monte la Poggia attraverso il tam tam. Puro civismo mischiato a chi tradizionalmente appartiene all’universo ambientalista. In mezzo a loro, il consigliere M5S Luca Vecce e la sua capogruppo Stella Sorgente, il consigliere BL Marco Bruciati e la sovranista Marcella Amadio, coordinatrice regionale Movimento Nazionale per la Sovranità. C’erano anche una pattuglia dei carabinieri, agenti in borghese della Digos e poliziotti in divisa coordinati dal vice questore Daniele Ridente a garantire la sicurezza della camminata dei manifestanti che si è svolta senza alcun problema lungo i circa due chilometri di percorso da fare tutto in salita.
Il serpentone formato da oltre 200 persone ha cominciato a muoversi ed è stato distribuito un volantino. Da una parte, si è ripercorso la vicenda iniziata ufficialmente nel 2010 e con un progetto nato due anni prima. Dall’altra sono stati enunciati 10 punti per spiegare i molti motivi per dire no alla discarica. Riassumendoli, raccontano di un’area grande quanto venti campi di calcio incastonata nel mezzo del Parco delle Colline Livornesi; le 25 tipologie di rifiuto a basso contenuto organico; il traffico stimato in almeno 15 camion per un totale di 590 tonnellate al giorno e fino a totale riempimento del sito fissato a 900 mila tonnellate; la pericolosità geomorfologica elevata a forte rischio di erosione e dissesto e l’abbattimento di molti alberi aggravando l’instabilità dei versanti. E ancora, la natura del terreno che consente rapida infiltrazione di acqua piovana che alimenta le falde che hanno dato origine al primo acquedotto della città; l’inquinamento che potrebbe verificarsi. Il riferimento alla sentenza del tribunale di Livorno del 2013, che vieta il traffico a mezzi con portata superiore a 35 quintali, i camion della azienda che gestisce l’impianto che percorrono la strada anche con mezzi più grossi; la qualità della vita per chi ci abita ma anche il rischio per tutti gli altri cittadini di vedere compromessa non per ultima, la loro salute. Matteo Barsotti è uno dei ragazzi appena arrivati: «Porto il mio appoggio al comitato, perché non è possibile che il sistema si basi sul profitto, scavalcando ogni ostacolo. La cava non è adatta all’uso che gli è stato assegnato, e intanto mi risulta che una falda acquifera sia stata inquinata. Basta ai sistemi che tradiscono l’interesse collettivo».
Benedetta De Vanni, attacca: «Siamo testimoni di una battaglia, basta sacrificare l’ambiente e la salute per interessi economici, specialmente in zone sensibili del territorio. Ogni livornese si deve rendere conto di cosa si sta facendo. Cosa ci farei al posto della discarica? Riqualificarla per creare spazi pubblici a tema ambientale. Siamo nel Parco, e che parco sia».
C’è anche il campione di dama Michele Borghetti, fra la gente: «Questa è una cosa che deve interessare tutti, normale sia venuto a dare il mio contributo. E’ un dovere essere qui, dobbiamo pensare al nostro futuro. Trovino un accordo con la proprietà e facciamoci altro». Alessandro Stasi è con l’intera famiglia e tiene per mano il figlio: «Protesto contro una decisione sbagliata sin dall’inizio. Il danno ambientale che si farebbe è una pura follia».
Mimmo Russo è con amici in bici, un biker che da anni pedala nella zona del Limoncino: «E’ uno dei posti più belli, ci veniamo da 15 anni e siamo in tanti. Centinaia. Se proprio si deve fare un impianto del genere, facciamolo altrove, non dove ci sono rischi di frane. Senza dimenticare che qui c’è un acquedotto».
Stefano Chiellini, bandana alla Pantani, segue a ruota: «Cerco sempre di stare con gli uomini che esprimono la loro opinione. E questa discarica è una mina per le generazioni future. Anche fosse fatta con tutti i crismi, chi dà la garanzia che fra 50-60 anni non nasca un problema senza più rimedi? Basta poi dare, poi ritirare e poi ancora dare autorizzazioni in mezzo a un polmone verde della città». Giampaolo Palomba, volto conosciuto nel mondo del ciclismo cittadino, è sintetico: «Qui ci sono sempre venuto. A pedalare e a camminare. Non potevo mancare, guai creare un mostro sopra la città». Mantellina con il panda, non nasconde un’anima verde. E’ Antonio Martelli, socio attivista del WWF analizza: «Iniziativa da condividere, dobbiamo valorizzare il territorio e questa non è certo la via giusta». Monica Zanelli ha amici sensibili all’ambiente. E ha risposto alla chiamata: «Dovremmo essere in migliaia qui, il presidio non dovrebbe essere cosa di cui solo pochi sentono responsabilità».
Francesco Carrieri ritiene necessaria la sua presenza: «La cosa sicura è che la discarica non ci deve stare. Quello che poterci fare in eventuale alternativa, lo devono decidere semmai i tecnici. Ma sulla discarica, il mio no è deciso».
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