Lutto
Tra i sindacati nuovo botta e risposta sull’accordo interno
Zannotti (Cgil): abbiamo difeso il lavoro Ceraolo (Usb): garanzie dopo i fondi presi
in consiglio
«Da anni siamo impegnati a ricostruire una reputazione del territorio. Chiedere un tavolo al ministero per un’azienda che non è in crisi, significa anticipare un evento che invece vogliamo continuare a credere possa essere positivo, vi invito a riflettere...». È dal direttore di Confindustria, Umberto Paoletti, che arriva l’invito alla prudenza mentre nel salone del consiglio saltano fuori i primi atti delle diverse forze politiche. Perché la Magna di Guasticce, è il messaggio in codice, non è un’azienda in crisi perché non sana (tant’è che qui ha sede il settore ricerca e sviluppo della multinazionale) ma è una realtà che ha di fronte una «oggettiva competizione aziendale, è diverso...», ripete Paoletti pensando alla commessa che potrebbe far vedere tutto un altro film. Intanto però le tante multinazionali che hanno salutato dall’oggi al domandi il territorio (vedi Trw) si muovono come uno spettro tra i banchi delle forze politiche che questa volta vogliono giocare di anticipo.
Il rappresentante di Confindustria chiude citando l’accordo che è stato firmato da Cgil e Cisl con l’azienda per abbassare il costo del lavoro degli eventuali nuovi assunti in caso di arrivo della commessa: «L’accordo è indubbiamente atipico ma in un mondo globale la ritualità non paga». E proprio sull’accordo interno torna ad accendersi il botta e risposta tra i sindacati. Franco Rossi (Uil) rompe il ghiaccio tirando le orecchie ai politici per i primi atti proposti in sala (poi ritirati in favore di una mozione unica): dice che quello del centrodestra «usa la vicenda Magna per fare un manifesto politico» e che dall’altra parte «non si può pensare di attrarre lavoro comprimendo i diritti».
Non ci sta il segretario della Cgil, Fabrizio Zannotti. Premette che l’accordo firmato «non prevede alcuna deroga al contratto nazionale, ma un ragionamento sulla contrattazione di secondo livello». E «preferisco avere 60 disoccupati assunti con 80 euro in meno di stipendio arrabbiati con me che 540 che vanno a casa». Quindi fa questo appello: «Le aziende devono attrarre investimenti, quando poi ci sono le commesse si discute del resto, altrimenti c’è da andare a rincorrere gli ammortizzatori sociali».
«Non c’erano alternative all’accordo siglato», ripete anche Fausto Fagioli (Fim Cisl): «Confidiamo nelle potenzialità dello stabilimento di Livorno e andare a parlare oggi di un tavolo al Mise potrebbe essere controproducente».
Dall’altra parte Giovanni Ceraolo di Usb, il sindacato che ha fatto una battaglia contro quell’accordo: «Non è questione ideologica, questi accordi sono inutili, la competizione al ribasso non funziona mai, in Polonia guadagnano in media 500 euro...», dice prima che intervenga anche il collega Simone Selmi. Semmai, sottolinea, «questa multinazionale ha già ricevuto sostegni pubblici, un anno fa 2 milioni dalla Regione per innovazione: di fronte a questi aiuti bisogna chiedere garanzie precise».
Curiosità politica: tra tutti, proprio nel primo atto della Lega (poi ritirato in favore di una mozione unica) si auspicava un coinvolgimento nel famoso accordo «anche della sigla sindacale Usb». —
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