Gioco
Dieci anni di guai: boom di reggenti, poi il concorsone finito in pasticcio
Anche la precedente selezione dei presidi è stata segnata da un mare di problemi: oggi il Consiglio di Stato dirà se c’è la sospensiva
LIVORNO. Non è un fulmine a ciel sereno, basta andare a scartabellare le cronache del Tirreno per accorgersi che negli ultimi 10-15 anni non è quasi passata stagione senza che arrivasse prima il valzer dei presidi, poi il tourbillon delle reggenze. Immancabili, a cadenza prefissata, come d’estate le infradito sul lungomare o gli anni bisestili.
Per dirne una, nell’autunno 2010 cambiano guida 11 istituti (e alle superiori quasi la metà delle scuole: 4 su 9) e, se lo sguardo lo avessimo allargato anche all’anno precedente, avremmo visto che il passaggio di consegne al timone degli istituti in appena un biennio aveva coinvolto ben 23 scuole, già allora aprendo la porta al boom degli incarichi temporanei di anno in anno come presidenze bis affidate al dirigente di un’altra scuola.
La scelta di puntare su reggenze provvisorie come forma “normale” di governo delle scuole trova riscontro nel fatto che man mano questa soluzione-tampone dilaga: nel settembre di due anni fa risulta che ormai un istituto su quattro viene gestito così.
Una lunga, lunghissima, infinita transizione. Ma tutto si sarebbe risolto con la nuova infornata di dirigenzti scolastici che sarebbe uscita dal “concorsone”: stringere i denti per un anno, forse per due, magari per tre o chissà per quattro. Però poi avremmo avuto una nuova generazione di dirigenti.
Peccato che il “concorsone” si sia rivelato un pasticcio senza precedenti: l’inchiesta dell’Espresso ha alzato il velo sul susseguirsi di pateracchi. Anche dalla Toscana, anche da Livorno erano partiti ricorsi: alla fine il Tar ha clamorosamente bocciato il ministero e il Consiglio di Stato ha rinviato a oggi la decisione sull’eventuale sospensiva che consentirebbe forse di avere un anno di “limbo” giuridico in cui provvisoriamente affidare le scuole a qualcuno…
Già, perché al susseguirsi dei pensionamenti quest’anno si somma l’effetto del rischio del mancato arrivo dei nuovi presidi. In una babele di carte bollate: da un lato, i diritti di chi si è visto tagliare le ali da commissioni messe in piedi malamente; dall’altro, le aspettative di chi ha comunque superato la prova e si sente a un passo dal traguardo.
Vale la pena di segnalare che è questa un’odissea-bis perché già pochi anni prima il precedente concorso per nuovi presidi era stato contrassegnato da guai, traversie, intoppi e papocchi. Segno che forse le scuole – e chi vi lavora o vi studia – pagano ora quel (troppo) che non va nella nomenklatura del ministero. —
M.Z.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google