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Incidente a Villa Corridi ex dirigente condannato «Paghi 100mila euro»
LIVORNO. Colpevole di aver violato le norme sulla sicurezza del lavoro e di aver provocato, indirettamente, la caduta di un impiegato rimasto poi paraplegico. Dopo le sentenze penali e civili, arriva ora la Corte dei conti a condannare l’allora dirigente dell’ufficio tecnico, ingegner Claudio Fantozzi, 68 anni, di Livorno, da poco in pensione. Deve risarcire con 100mila euro l’amministrazione che, a sua volta, aveva già pagato al geometra una grossa cifra in fase di transazione. L’accusa chiedeva di versare nelle casse comunali 827mila euro. Era il 13 gennaio 2013 quando Luigi Innocenzi, 60 anni, di Fauglia, si recò per un sopralluogo a Villa Corridi, un immobile fatiscente di proprietà comunale. All’ultimo momento Fantozzi ebbe un imprevisto e non accompagnò il geometra. A un certo punto il solaio crollò e Innocenzi finì a terra dopo un volo di cinque metri: frattura del midollo spinale e una vita sulla sedie a rotelle. In primo grado Fantozzi fu condannato a 6 mesi per lesioni colpose, poi diventati 4 in appello con prescrizione in Cassazione. Gli effetti civili rimasero intatti. Nel gennaio 2013 ci fu un accordo tra le parti con Innocenzi che incassò una somma di rilievo dal Comune. E anche 40mila euro dal dirigente. In parallelo era iniziato il procedimento alla Corte dei conti contro l’ingegner Fantozzi. In altre parti dell’immobile erano già crollati alcuni solai in conseguenza di infiltrazioni di acqua dal tetto in più punti privo di copertura. E Innocenzi aveva segnalato l’opportunità di eseguire lavori per la messa in sicurezza della struttura proprio per garantire l’accesso all’immobile senza rischi. Nessuno lo ascoltò.
La Cassazione scrive: «In punto di prevedibilità erano note al Fantozzi le condizioni di estremo degrado del manufatto e di rischio di quanti vi si fossero avventurati senza che si fosse provveduto ad eseguire i necessari interventi di consolidamento degrado e pericolosità che il Fantozzi conosceva o avrebbe dovuto doverosamente conoscere». Doveva, insomma, evitare di disporre sopralluoghi nei locali dell’edificio per tutelare l’incolumità dei tecnici. —
Pietro Barghigiani
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