Gioco
Discarica del Limoncino bloccato camion di fanghi
Ieri mattina il mezzo pesante è stato fermato dai cittadini che protestavano Inutili i tentativi di mediazione da parte delle forze dell’ordine
LIVORNO. Un altro blocco ieri alla discarica del Limoncino. Autori, una trentina di rappresentanti del Comitato che da anni non vuole su Monte la Poggia il sito industriale. Sono le 11 ed alcuni sbarrano il varco ad un grosso camion che sta inforcando la strada che porta sino alla ex cava per conferire un carico di fanghi inerti. Il mezzo pesante fa marcia indietro, parcheggiando sul lato destro della Via della Valle Benedetta. Dinanzi al deciso no dei cittadini, alcuni rappresentanti dei vertici di Livrea, la società che gestisce l’impianto, con sede legale a Roma, hanno cercato di spiegare alle forze dell’ordine presenti che l’impedimento assumeva i caratteri dell’illegittimità. Che le carte non dicono che non si può conferire rifiuti con determinati codici e che hanno il diritto di passo come tutti gli altri frontisti e proprietari. Si è tentata la mediazione, cercando di portare negli uffici della cava una delegazione di dimostranti, producendo la documentazione che dimostra che Livrea ha tutto in regola. Niente da fare. Un conto è la licenza, un altro è l’autorizzazione a passare, dicono. Il presidio è andato avanti. Stella Sorgente, capogruppo dei 5 Stelle e Marco Bruciati di BL, hanno portato la loro solidarietà, dimostrandosi contrari a quel sito che molti definiscono una bomba ecologica. Intanto si cerca di sapere di più su quel carico che dorme sotto questo caldo. Lo spiega direttamente Paolo Bellabarba, responsabile tecnico dell’impianto. «Sono fanghi che vengono da non molto lontano. Il problema a questo punto è rappresentato dal fatto che non possiamo mandare indietro il carico. Perché sarebbe un respingimento e questa voce significherebbe a sua volta reputarlo non conforme ai codici per cui siamo abilitati a ricevere rifiuti qui. Scatterebbe così un procedimento di notifica a tutti gli enti: Porcura, Noe, Arpat, Regione, senza una reale motivazione di difformità. Occorre una autorità che firmi un atto in cui si certifica che sarebbe solo questione di ordine pubblico. Altrimenti, il mezzo sta qui fino a che non entra. La sentenza a cui fanno riferimento quelli del comitato, riguarda Bellabarba e Bel.Ma (proprietaria delle aree), non Livrea».
Il presidio è andato avanti tutta la notte, stoppando così il camion. Mentre alle 18 era prevista la convocazione in Questura delle due parti per esibire ciascuna documenti in possesso. Ci sono andati sono quelli di Livrea.—
Flavio Lombardi
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