Toscana
Limoncino, il no alla discarica cavalcato anche dai partiti
Il comitato appoggiato da Lega Ambiente e attivisti dei Cinque Stelle Scaffidi: «Confido in Salvetti, blocchi questa bomba ecologica sulla città»
LIVORNO. Ore 17.30, solito posto. I cittadini del comitato contro la discarica di Limoncino convergono verso l’incrocio di via della Valle Benedetta che porta fino al Monte La Poggia. Sono una ventina, nell’attesa che Rosaria Scaffidi prenda la parola al megafono.
Arriva una delegazione di Lega Ambiente e comitato Rifiuti zero, e, alla spicciolata, compaiono pure attivisti ed ex consiglieri comunali targati Cinque Stelle (Mirko Barbieri, Daniele Galli) e l’ex assessora al lavoro e sviluppo economico, Francesca Martini. Anche l’ex sindaco Filippo Nogarin era atteso. Ma non è venuto. Si fa vedere Marcella Amadio, coordinatrice regionale del Movimento nazionale per la Sovranità.
Insomma, un ritrovo organizzato per tenere la guardia alta sulla vicenda ed in attesa di prossimi sviluppi, che si è politicizzato. Nessuna presenza di altri schieramenti, che, forse, sono al lavoro per annunciare qualche novità. Domani.
Si parla di Livrea, la società a responsabilità limitata «che tratta monnezza», con sede legale nella Capitale, rappresentata dal romano Paolo Massarini, un manager che nel 2007 ha avuto alti incarichi in Acea. Se ne vuol sapere di più, capire chi c’è dietro la finanziaria che ha la grossa fetta di questa azienda registrata alla Camera di commercio della Maremma e del Tirreno con numero REA LI-149219.
Andrea Romano, presidente di Lega Ambiente spiega: «Come mai la questione della frana che si verificò la notte dell’alluvione proprio all’enorme buca della ex cava non è stata presa in considerazione nella discussione prima del rinnovo dell’autorizzazione alla discarica?». Faccia scura, poi riprende. «In quell’occasione l’impianto si allagò, ci furono smottamenti ed il Comune aveva inserito questo sito come zona con classe di pericolo geomorfologico con indice 4. Condizione di dissesto ed erosione marcata. Sembra chiaro che non ci si può mettere 900mila tonnellate di roba che non sono solo macerie, autorizzando il conferimento di cenere dell’inceneritore, i fanghi del porto, le scorie della fonderia di Piombino e anche altro».
Per far capire cosa significhino 900mila tonnellate, è come dire l’equivalente per cubatura di quasi 8 Costa Concordia, mentre se si pensa all’esclusivo peso, si passerebbe a 16 volte la grande nave da crociera affondata al Giglio.
Amadio interviene. «Ho affrontato quasi da sola quando ero consigliera il problema della discarica e mi sembrava giusto, moralmente, esserci. Qui si vuole creare problemi di tipo ambientale e di inquinamento che andrebbero a riversarsi su tutta la città. Mi riservo di studiare le visure perché voglio capire se c’è qualche collegamento poco chiaro».
Francesca Martini conosce il contenzioso: «La giunta attuale, grazie a noi, ha trovato la delibera per fare ricorso avverso al provvedimento».
È Rosaria Scaffidi intanto a spiegare: «Confido in Salvetti. Di questo problema si è già parlato tanto, vorrei che Enrico Rossi non avesse scaricato il problema sulla Provincia, dicendo che quella autorizzazione era già data e che lui non poteva non rinnovarla perché avrebbe rischiato una accusa per abuso di atti d’ufficio. Attenzione che con una bomba sopra la città, con un altro evento simile a quello del 2017, quei veleni andrebbero in mare. E allora, quella gente che oggi non è venuta preferendo il bagno, poi non avrebbe diritto di lamentarsi». —
Flavio Lombardi
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