Il Tirreno

Livorno

Morto al Santuario di Montenero, chiesta la condanna per don Luca e l’abate generale

Federico Lazzotti
Morto al Santuario di Montenero, chiesta la condanna per don Luca e l’abate generale

Livorno, Marek Gorsky era deceduto nel febbraio del 2014 dopo essere caduto da un albero, l’accusa è omicidio colposo. La difesa: indagini lacunose

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LIVORNO. Marek Gorsky, abate laico che all’epoca aveva 58 anni, venne trovato a terra, nel giardino del Santuario di Montenero in condizioni disperate dopo essere caduto da un albero sul quale era salito usando una scala. Morì sei giorni più tardi all’ospedale di Livorno a causa delle fratture che si era procurato cadendo da un altezza di circa cinque metri. A distanza di oltre cinque anni il processo per ricostruire dinamica e responsabilità della tragedia è arrivato ad un passo dalla conclusione.

La pubblico ministero Ezia Mancusi che ha ereditato il fascicolo dal collega Daniele Rosa, al termine del dibattimento ha chiesto la condanna a tre anni e mezzo di reclusione per Alcide Giuseppe Casetta, 71 anni, in qualità di abate generale e legale rappresentante della Congregazione Vallombrosiana”, l’ente proprietario del monastero, e per Don Luca Giustarini, 59 anni origini grossetane, parroco, responsabile ed economo dello stesso santuario di Montenero.

L’accusa, per entrambi è quella di omicidio colposo. Secondo l’ipotesi della Procura il decesso del cinquantottenne, regolarmente assunto ma con le mansioni di segretario e addetto alle pulizie, sarebbe stata causata dal mancato rispetto e dunque dalla violazione delle norme che riguardano la sicurezza sul lavoro, in particolare per l’attività di giardinaggio e potatura degli alberi che stava svolgendo al momento della caduta.
In altre parole l’abate laico, originario della Polonia, ma che viveva da decenni all’interno del Santuario sarebbe stato utilizzato – secondo l’accusa – per mansioni che non gli competevano senza una adeguata formazione a cominciare dalla necessaria visita medica .

C’è di più, perché dalla relazione degli addetti dell’Asl che hanno ricostruito l’incidente – la difesa è molto critica su questo aspetto – il cinquantottenne che peraltro aveva anche problemi di vista, al momento della tragedia indossava «stivali di gomma con una suola estremamente consumata, non aveva i guanti e il casco che si dovrebbero utilizzare in queste circostanze. Inoltre per salire sull’albero ha usato un semplice scala di legno senza alcun tipo di ancoraggio». È in questo contesto che il cinquantottenne sarebbe scivolato – quel giorno aveva piovuto in abbondanza fino a poche ore prima – precipitando poi a terra.

Nessuno avrebbe visto il momento esatto della caduta, ma solo dopo qualche minuto sono arrivati i soccorsi. Troppo gravi, però le ferite riportate. «Non riesco a muovere gambe e braccia», aveva detto ai soccorritori prima di perdere definitivamente conoscenza. Dopo la discussione avvenuta in Tribunale nel tardo pomeriggio di venerdì e durante la quale l’avvocato dei due imputati, Andrea Morini, ha chiesto l’assoluzione per i suoi clienti criticando l’impianto accusatorio, la giudice Tiziana Pasquali ha rinviato la lettura della sentenza alla fine di novembre quando sia la pubblico ministero che il difensore potranno replicare prima della camera di consiglio.

LA DIFESA

È stata un’arringa molto critica nei confronti dell’impianto accusatorio quella dell’avvocato Andrea Morini, difensore di don Luca Giustarini e dell’abate generale Alcide Giuseppe Casetta. In particolare il legale ha sottolineato come le indagini siano state lacunose e che i lavori di potatura degli alberi fossero appaltati a una ditta specializzata.

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