Il Tirreno

Livorno

La raffineria Eni diventa “bio”: progetto da 250 milioni di euro

Samuele Bartolini
La raffineria Eni diventa “bio”: progetto da 250 milioni di euro

Livorno, il protocollo in Regione: Eni realizzerà un impianto di produzione di biometanolo alimentato con scarti da trattamento dei rifiuti. «Niente emissioni nocive»

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LIVORNO. Da raffineria a bioraffineria. D'accordo con la Regione, Eni vuole fare il salto ambientale. Vuole riqualificare dal punto di vista ecologico il sito industriale di Livorno e produrre biometanolo. Il progetto della bioraffineria da 250 milioni che Eni (assieme ad Alia, il gestore dei rifiuti della Toscana centrale) è pronta a realizzare a Livorno, riconvertendo l'attuale impianto che si estende per 190 ettari a nord della città, funzionerà grazie a 200mila e, in prospettiva, 400mila tonnellate di plasmix e di Css. Faranno girare le macchine degli impianti che produrranno biometanolo, un componente rinnovabile per le benzine. Ma cosa sono plasmix e Css? Il plasmix sono le cosiddette plastiche dure, un insieme di plastiche eterogenee non riciclabili destinate oggi agli inceneritori per il recupero energetico e, in piccola parte, a discarica. Il Css è un combustibile che viene dalla componente secca dei rifiuti non pericolosi, urbani e speciali. Il materiale arriverà in treno dall'Interporto di Prato, dopo il trattamento nell'impianto di Case Passerini, alle porte di Firenze. Ma Eni potrà utilizzare anche altre fonti.

«Quello della Regione sarà tutto materiale controllato, i rifiuti trattati non saranno provenienti da fuori Toscana», assicurano il presidente della Regione Enrico Rossi e l'assessora all'ambiente Federica Fratoni. Sarebbe scampato dunque lo spettro Terra dei Fuochi. Quando l'ex procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, parlò della Toscana – era il 2014 – come regione privilegiata dalla camorra per il trasferimento di rifiuti pericolosi.

Ma non finisce qui. Eni promette un impianto senza emissioni nocive. O meglio. La bioraffinera capterà l'anidride carbonica (Co2) e l'azoto. L'anidride carbonica sarà venduta alle industrie. Il Co2, infatti, è utilizzabile nei processi industriali e agroalimentari. Una volta rinnovato, dunque, il sito industriale Eni non “sparerà” nell'atmosfera né anidride carbonica (Co2) né azoto. Anche se le fiaccole dei comignoli non si spegneranno, continueranno a bruciare. E chi abita a Livorno, continuerà a vederle di notte. Ma le vedrà più piccole perché la loro dimensione sarà ridotta. Saranno captate anche le maleodoranze causate dai processi di trasformazione industriale.

L'investimento Eni è pari a 120 milioni di euro al ritmo di 30 milioni l'anno. La multinazionale vuole disturbare il meno possibile i cittadini che abitano vicino al sito. Dei 120 milioni, venticinque saranno dedicati ad aspetti che avevano preoccupato durante l'alluvione del 2017: lo sversamento dal sito, l'area del muro che fu abbattuto.

Per quanto riguarda la parte pubblica, la Regione Toscana stanzia 13 milioni di euro per la rimozione dei cavi e la costruzione di un microtunnel per allargare la porta del porto alla Darsena Toscana. In più l'imprenditore livornese Neri farà un impianto collegato dalla darsena petroli all'impianto Eni e produrrà Gnl (Gas naturale liquefatto), così da fornirlo alle navi che attraccano al porto di Livorno e che vanno a Gnl. La giunta regionale, ieri mattina, ha dato via libera al testo di protocollo con Eni, che sarà approfondito e condiviso con i Comuni di Livorno e Collesalvetti. La bioraffineria di Livorno, che l'Eni si dice pronta a mettere in funzione entro tre anni, sarebbe la prima del genere in Italia.

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