Il Tirreno

Livorno

i protagonisti 

E in sala emodinamica esplose un “boia de”

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“Boia de”. La livornesità di una procedura che potrebbe rivoluzionare la cura dell’infarto nel mondo, sta tutta in quelle due parole pronunciate contemporaneamente dai tre medici in sala emodinamica quando il cuore di un paziente considerato ormai morto ha ricominciato a battere. Ed è significativo che quella interiezione tutta labronica che racchiudeva stupore, gioia, emozione, liberazione, vittoria, sia stata pronunciata da un rianimatore nato a Salemi (Baldassare Ferro) e da un cardiologo della Garfagnana (Gabriele Borelli), insieme all’unica livornese nativa, l’altra rianimatrice Rossella Tofani.

Significativo perché sia Ferro che Borelli sono due giovani medici che si sentono livornesi adottivi, legatissimi all’ospedale di viale Alfieri, sebbene le rispettive origini siano lontane e le prospettive professionali li potrebbero portare in bel altri lidi.

Ferro ha 37 anni e da cinque è nella squadra della Rianimazione guidata da Paolo Roncucci, dopo aver studiato all’università di Pisa e al Sant’Anna (con un’esperienza anche a Harvard) e aver lavorato alla Cardiochirurgia di Cisanello. «È un onore lavorare in quest’ospedale e nel mio reparto - dice -.Il ruolo del rianimatore è portare sempre più in alto l’asticella quando sembra che non ci sia più niente da fare, avendo come fari una responsabilità etica e la sicurezza del paziente e dei colleghi».

Borelli, 40 anni, nato e cresciuto in Garfagnana, laureato a Pisa (con un’esperienza a San Francisco), sta a Piombino e lavora nel reparto di Cardiologia guidato da Umberto Baldini, nel gruppo di Emodinamica coordinato da Nicola Ciabatti, da 8 anni. «Lavoriamo tutti i giorni tra la vita e la morte, ma prima di arrendersi combattiamo fino all’ultima chance», dice.

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