Discarica al Limoncino, protesta per i lavori sulla strada
Livorno, il comitato contesta l’asfaltatura del tracciato che porta all’impianto. Il sindaco: «Possiamo solo verificare se nella zona sono stati compiuti abusi»
LIVORNO. Comitato di Limoncino, puntata numero...mille. Ieri mattina, alcuni abitanti si sono trovati al solito posto, all’imbocco cioè della strada che porta dritti fino alla discarica. «Sono stata chiamata perché sono stati visti degli operai a tagliare l’erba ed anche ad asfaltare» dice Rosaria Scaffidi, presidente di questa comunità di cittadini che da 10 anni combatte contro quest’impianto. «Stanno lavorando su una strada privata mentre si è in attesa di ciò che decide la Corte d’Appello di Firenze. Sarebbe meglio star fermi aspettando la pronuncia dell’organo competente».
Rosaria Scaffidi riprende: «È vero che la Regione ha dato i permessi per conferire permettendo però il traffico a camion entro 35 quintali. Il cartello ad inizio strada avverte ed è valido fino a decisione contraria: divieto di accesso ai non autorizzati, come da sentenza 790/2013 del Tribunale di Livorno. Noi vogliamo che si tuteli la salute dei cittadini. Confido nel sindaco. La strada è privata, mai alienata, e non c’è diritto di passo per un sito industriale. Il nuovo piano strutturale tra l’altro è chiaro su tanti aspetti».
Gabriele Volpi fa presenza come membro del comitato Rifiuti zero: «Questa è una zona che ha già denunciato problemi di frane nel passato. Con una discarica attiva, non voglio pensare con l’alluvione cosa sarebbe venuto giù, verso la città. E poi, domando: quanto può reggere una impermeabilizzazione del genere? E siamo inoltre sicuri rispetto ai materiali usati? Pensiamoci bene. Perché questo è un posto a tutela ambientale, non si può fare una attività del genere in mezzo alla natura». Non è felice neppure Oscar Stasi: «Una discarica su una zona collinare, con tante sorgenti d’acqua, tanti pozzi, non si deve fare. La paura è che un mare di veleni un giorno ci piova addosso e che le future generazioni ne pagheranno le conseguenze».
Nel frattempo, arriva Paolo Bellabarba, direttore tecnico dell’impianto, nipote del capostipite Gaetano, gestito da Livrea azienda con gestione operativa e amministrativa a Livorno e sede legale a Roma. Con lui, quasi in contemporanea, una pattuglia della polizia municipale. Sono quelli della divisione edilizia, guidati da Alessandro Mariani. Una spedizione che precede i tecnici che il Comune manderà di pomeriggio e sulla quale il sindaco, Luca Salvetti, a fine mattinata si era così espresso: «Sarà fatta, carte in mano, una fotografia di ciò che è stato compiuto per tutte le situazioni che riguardano interventi nella zona di pertinenza della discarica. Comprese potature ed asfaltatura. Il Comune non può fare altro, perchè non ha titolo. È una zona privata e l’unica possibilità di intervento diretto, è che ci siano abusi».
Bellabarba è tranquillo. «L’impianto è in esercizio dal 14 maggio, stiamo ritirando da allora rifiuti inerti non pericolosi a basso contenuto organico, quali macerie, terre di bonifica, scarti industriali come scorie di fonderia, ceneri non pericolose, terre di scavo. Tutta roba che non rilascia biogas».
L'assessora
L’assessora all’ambiente, Giovanna Cepparello, interviene sull’argomento. «La sentenza dice che la strada può essere usata da camion con portata fino a 35 quintali e questo è un primo punto che va appurato. Ritengo molto utile inoltre che si verifichi se Livrea avesse titolo ad asfaltare la strada, cioè se a livello tecnico edilizio l’azione è stata legittima. Se così non fosse, dovrebbero riportarla alle origini, aggravando inoltre la loro posizione rispetto al ricorso. Un ricorso che si basa su una richiesta di sospensiva promossa dal Comune, sulla autorizzazione concessa dal decreto dirigenziale della Regione e per la quale attendiamo, in tempi rapidi, il pronunciamento del Tar».
Ma per capirci, discarica sì, discarica no? «La giunta opera sulle basi del diritto - riprende Cepparello - prendendo in considerazione tantissimi aspetti. I codici non riguardano solo inerti di tipo edilizio. Direi che c’è anche l’amianto contenuto nelle macerie. E anche qui, c’è da capire un po’ di cose. Si deve meglio comprendere che impatto ci sia eventualmente di tipo idrogeologico (non dimentichiamo che proprio da lì nasce il primo acquedotto mediceo della nostra città, ndr) e anche la classificazione acustica dell’area è incompatibile con quel tipo di attività. Per non dire che questa discarica è entrata in funzione senza prima fare una ispezione per verificare l’impianto. Esempio: i teli che devono coibentare ed a lungo abbandonati, sono ancora integri? Ecco, in sostanza, di domande ce ne stiamo facendo tante. E vogliamo che le risposte che dovremo dare siano nell’interesse di tutti».
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