Gioco
Da Aamps a Casalp società e nomine politiche sotto i riflettori della nuova giunta Salvetti
Livorno, fondazioni e aziende del Comune: in ballo una carrellata di incarichi. Alcuni vertici non sono in scadenza, Goldoni blindato in era M5s
LIVORNO. Diciamoci la verità: i nomi che un sindaco si trova a decidere nei giorni dopo l’elezione per formare la squadra si contano sulle dita (nove in tutto se si guarda agli assessori). Ma fuori dalla giunta – tra consigli di amministrazione, fondazioni e società partecipate – c’è un mare di nomine che valgono quasi quanto un assessorato, se non di più. E non tanto o non solo per i compensi, ma perché incidono direttamente sulla gestione di enti e aziende che dalla cultura ai rifiuti producono servizi. La “ciccia”, insomma, sta qui. Non è un caso che la nuova amministrazione di centrosinistra – che sta preparando una delibera da portare in consiglio tra venti giorni – abbia iniziato una mappatura dei vertici delle aziende: presidenti, direttori, compensi, scadenze naturali e possibili. Andando a scandagliare anche le ultime sentenze in materia di nomine e revoche di incarichi fiduciari.
Il dietro le quinte racconta che oggi Luca Salvetti e l’assessore che ha la delega alle aziende, Gianfranco Simoncini, incontreranno la dirigente che si occupa delle partecipate. Il sindaco per ora la dice così: «Facciamo un quadro delle situazioni e degli importi dei contratti, anche perché la linea è di fare una lettura al ribasso delle spese per questi incarichi...». Tradotto: lo Star Wars nella galassia delle aziende pubbliche è cominciato.
Non è un’azienda ma una fondazione-fabbrica di cultura quella guidata dal direttore del Goldoni, Marco Leone, scelto in era 5 Stelle e molto apprezzato in questi anni in municipio. Nel novembre 2018 – dopo avere «conseguito ottimi risultati e avviato un proficuo percorso che richiede continuità», come si leggeva nell’atto del cda che un anno fa gli portò lo stipendio da 36mila a 68mila euro lordi all’anno – la guida del teatro è stata blindata, almeno sulla carta, con una clausola chiara: se oggi il nuovo sindaco volesse scegliere un altro direttore, dovrebbe corrispondere a Leone tutto il compenso previsto da qui alla scadenza del mandato (14 ottobre 2021), mettendo sul tavolo 140mila euro (sempre che il rapporto di lavoro non venga meno per ragioni «imputabili a dolo o colpa grave»).
Sulla direzione del Goldoni la nuova giunta non si è ancora espressa (anche se il Pd ha già presentato un atto chiedendo lume sui conti della fondazione), mentre già in campagna elettorale in casa Salvetti non sono mancate critiche alla gestione di Aamps. Ovvero l’azienda dei rifiuti tutta del Comune che nel 2016 è entrata in concordato e che per i 5 Stelle ha rappresentato proprio l’inizio del «risanamento delle partecipate», come rivendicato più volte da Filippo Nogarin. I manager che la guidano sono Federico Castelnuovo (amministratore unico) e Paola Petrone (direttrice generale), che pochi giorni fa è stata convocata per la prima volta da Milano a Palazzo Civico: i nuovi assessori Simoncini e Giovanna Cepparello l’hanno caldamente invitata a cambiare il bando sulle assunzioni per il porta a porta. Un primo faccia a faccia che suona come l’inizio di un braccio di ferro. Il contratto dei vertici nominati con il M5S scadrebbe con l’approvazione del bilancio 2020, quindi nel primo semestre 2021: intanto sul sito di Aamps non è possibile vedere il compenso della direttrice perché «la pubblicazione degli stipendi dei dirigenti è sospesa in attesa della pronunzia della Corte Costituzionale». E Petrone contattata dal Tirreno si arrabbia e si appella alla privacy. Sta di fatto che le parole dette in campagna elettorale dal neosindaco fanno intravedere più un prossimo tentativo di cambio al vertice che un futuro rapporto idilliaco.
Altra azienda che scotta, se non altro perché ha in mano le case popolari, è Casalp (partecipata al 74%). Anche qui la presidente (incarico da 36mila euro lordi all’anno più i premi) è stata scelta in era M5S e rinnovata un anno fa: Vanessa Soriani può restare al timone fino a inizio 2021. Ma non sfugge la frase che Simoncini si lascia scappare quando dice che «in alcune aziende c’è da recuperare il rapporto con gli altri comuni» e che, ad esempio guardando al Lode di Casalp, «vogliamo che non si ripetano episodi di diktat nei confronti degli altri comuni».
Tutta del Comune di Livorno è invece la società che gestisce le farmacie comunali, FarmaLi, che negli ultimi anni ha invertito la tendenza negativa e chiuso i bilanci in utile: nel 2018 è stato riconfermato amministratore unico (compenso fino a un massimo di 23.040 euro lordi all’anno) Valerio Bertani, che scadrà nel 2021.
Situazione particolare è quella di Spil, la madre dell’Odeon (partecipata al 61%). Nell’ottobre 2018 i conti critici sono stati messi nelle mani del tribunale che ha detto sì alla ristrutturazione del debito. Nel marzo 2018, con un’ordinanza del tribunale di Firenze, è stato nominato amministratore giudiziario il fiorentino Daniele Fico, poi confermato in veste di amministratore unico per gli anni 2018-2020 (30mila euro lordi all’anno). Proprio Fico qualche giorno fa ha incontrato Simoncini in Comune per aggiornarlo sulla situazione Spil: in realtà non è stata una presentazione visto che due si conoscono già da tempo perché hanno seguito da vicino alcune vertenze aziendali in area fiorentina.
Fuori da questo schema Asa, che tiene insieme i 33 comuni di parte pubblica e la governance in mano a Iren. Il consiglio di sorveglianza in scadenza è stato rinnovato proprio a una manciata di giorni dalle elezioni. Tanto per capire, è quello che decide anche il consiglio di gestione, che nel 2018 ha votato all’unanimità presidente (62.500 euro lordi) Nicola Ceravolo, in arrivo dal mondo M5S e legittimato fino a inizio 2021. Anche Fabio Del Nista (casa Dem) rimase presidente per due anni dopo l’elezione di Nogarin.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
