Gioco
Concorsone, c’è la graduatoria ma i nomi non si possono vedere
Livorno, il segretario generale del Comune decide di mettere in rete solo i codici di ogni candidato: «È per la privacy, dopo un po’ sarebbe stato obbligatorio toglierli dal sito»
LIVORNO. Da ieri i 1.624 candidati che hanno partecipato al concorsone del Comune per tre posti da impiegato (che potrebbero diventare 31) sanno se sono passati alla fase due oppure no. Ognuno di loro lo sa perché ha in mano il proprio numero di protocollo e può andarlo a ricercare nella graduatoria pubblicata sul sito del municipio o nel portale messo a disposizione dalla società che ha curato la preselezione pubblica al Mofigliani Forum. Ma non può vedere i nomi di tutti gli altri: né l’esercito di esclusi né, soprattutto, i primi 150 ammessi (più eventuali risultati di parità). Sulla rete civica del Comune è stato infatti deciso di pubblicare la graduatoria definitiva senza i nomi, ma solo con i codici associati a ciascun partecipante. Perché? . La decisione l’ha presa il segretario generale del Comune, Alberto Bignone, in nome della privacy. «È così per la privacy», risponde: «C’è l’esigenza di riservatezza, quindi è vietata la pubblicazione delle graduatorie di concorso oltre il termine prescritto, di conseguenza per evitare questo problema si pubblicano i codici delle persone (i numeri di protocollo della domanda) e non i nomi».
Ma «oltre il termine prescritto» non significa che è vietato pubblicare i nomi: significa che è obbligatorio toglierli dopo alcuni giorni. Perché allora non pubblicarli e poi toglierli, visto che si tratta comunque di una selezione pubblica per assunzioni in un ente pubblico? «Sì, è obbligatorio dopo un po’ toglierli», conferma il segretario: «Ma posto che questa accortezza di togliere i nomi e i cognomi dei partecipanti non sempre è praticata dai Comuni ed è suscettibile di sanzione da parte del garante per la privacy e di richiesta di risarcimento del danno, ho fatto a suo tempo una direttiva dicendo che pubblichiamo i codici ma non i nomi». «Lo facciamo dovunque – chiosa – è prevista la pubblicazione di un nome: mettiamo il codice anziché questo dato». Insomma, non solo per il concorsone che ha riempito il palazzetto di Porta a Terra.
IL COMMENTO di Alessandro Guarducci: "Scelta consentita ma contro la trasparenza"
Accanto a lui in municipio raccontano che si fa così da quando la mamma di un bambino presentò un esposto al garante della privacy per le graduatorie degli asili nido. Con il segretario che cita il «regolamento dell’unione europea» e «in materia specifica ci sono pareri del garante della privacy».
Ma pubblicare i nomi, lo dice lo stesso Bignone, sarebbe comunque stato possibile. E diverso è il caso delle graduatorie degli asili, che possono ad esempio far intuire indicazioni sulla condizione economica e sociale delle famiglie.
Così privacy e trasparenza devono trovare un non facile compromesso. «Ma è un metodo trasparente – controbatte il segretario generale – perché queste persone sono individuabili». E come? «Se si fa la richiesta di accesso agli atti si possono vedere i nomi». «Non è rilevante – sostiene – che le persone sappiano subito chi è in graduatoria, ma che l’informazione sia accessibile e non modificabile. Lei i numeri li vede, dietro ci sono le persone».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
