Gioco
Beccato il piromane del luna park: ha 72 anni ed è il fratello di uno dei giostrai
Livorno: la Squadra mobile della polizia ha denunciato un maremmano. Avrebbe agito forse animato da una vendetta familiare
LIVORNO. Lo hanno individuato dopo indagini serratissime. Ha un volto e un nome il presunto piromane del luna park di Porta a Terra, dato alle fiamme con una tanica di benzina nella notte fra il 23 e il 24 marzo. La Squadra mobile della polizia di Stato – che indaga su delega della procura di Livorno – ha denunciato il settantaduenne maremmano Guido Berti, originario di Massa Marittima, indagato per il reato di danneggiamento seguito da incendio. L’uomo è fratello di uno dei soci delle giostre tanto care ai bambini della città, che da qualche settimana si sono trasferite in provincia. Il suo parente più prossimo è infatti il proprietario del “Brucomela”, le piccole montagne russe bruciate (seppur parzialmente) insieme ad altre attrazioni come l’autoscontro, che aveva subìto i danni più ingenti.
Soddisfatti dei primi risultati dell’inchiesta gli imprenditori livornesi, che da poco si sono spostati a Vada, alla Mazzanta, «per montare il più grande luna park della Toscana». «Perché l’ha fatto? Non lo so e non voglio commentare – sostiene uno dei cugini del presunto piromane, Carlo Berti – ma so che le nostre telecamere sono state fondamentali per la buona riuscita, seppur provvisoria, delle indagini. Se mi hanno ascoltato? Sì, mi hanno convocato in questura. Ma mi hanno detto di non divulgare ciò che ho detto agli inquirenti, che ringrazio tanto per l’impegno profuso».
Dopo il terribile rogo l’imprenditore è riuscito subito a ripartire insieme agli altri colleghi, ricomprando le attrazioni per la propria affezionata clientela, fatta di famiglie e bambini. «Conosciamo bene i produttori delle macchinine degli autoscontri, abitano a Reggio Emilia – sottolinea – quindi ci è bastato fare una telefonata per averle nuove in pochissimi giorni, già prima dell’inizio di aprile. I danni sono stati ingenti (quarantamila euro secondo i titolari ndr), ma ora possiamo dire di essere usciti dal tunnel».
Dietro il rogo doloso probabilmente una vendetta familiare. Lo stesso Carlo Berti, intervistato dal Tirreno, pochi giorni dopo l’episodio ipotizzò «la vendetta di un parente che abita qua in zona». Fondamentale la collaborazione fornita sia da lui, che dai suoi colleghi del luna park, agli agenti della Squadra mobile livornese, che hanno lavorato senza sosta per ricostruire quanto accaduto e identificare il responsabile, ora indagato in libertà.
Secondo quanto ricostruito dai giostrai anche Guido Berti, il presunto piromane, in passato svolgeva lo stesso lavoro. Ma solo il corso dell’inchiesta potrà stabilire i motivi precisi dietro al folle gesto del settantaduenne, che ora è l’unico iscritto nel registro degli indagati da parte della procura. «Domani (oggi per chi legge ndr) finiremo di montare il luna park qui a Vada, alla Mazzanta – conclude Berti – e saremo pronti. Il mercoledì, così come accadeva a Livorno, organizziamo sempre la serata speciale con tutte le attrazioni a un euro. Siamo ripartiti. Il piromane non ci ha fermato, i clienti con noi: presto torneremo a Livorno, non vediamo l’ora».
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