Gioco
Laureati, disoccupati e speranzosi Ci provano anche mamma e figlia
Viaggio nell’esercito dei candidati tra i gazebo allestiti sotto il sole dalla protezione civile e gli spalti del palazzetto: le storie di chi ha tentato di passare la prima selezione
il racconto
L'esercito del migliaio e oltre di aspiranti comunali che si sono presentati ieri mattina al Palamodì parla tante lingue, ma ribadisce più volte la richiesta di anonimato «perché il mio capo non sa che sono qui, e se lo scopre mi licenzia». «Sono perito turistico, ho fatto il postino e ho lavorato in Amazon, adesso seguo un corso di responsabile marketing e oggi provo il concorso per entrare nel Comune della mia città», racconta invece senza problemi il ventisettenne Leonardo Cecchi, nato e cresciuto nel capoluogo labronico. «Ho letto di questa possibilità su Il Tirreno – prosegue – e ho fatto domanda subito, a fine febbraio. Mi sono preparato, temo la concorrenza dei laureati, ma ci provo lo stesso perché “se entri non ti ci leva più nessuno”...».
La “concorrenza” ha il volto di Giulia Campi, due volte laureata in scienze politiche e scienze sociali, che di anni ne ha 28 e da sette mesi lavora con una cooperativa nel settore spettacolo del Comune: «Ho passato ogni fine settimana sui libri, compatibilmente con il lavoro, e ho seguito il corso organizzato dalla Cgil. Non dormo da tre notti e spero solo che questa mattina finisca presto, ma sogno da sempre un posto a palazzo Civico».
Tra i meno ottimisti Eduardo Gori, 36 anni con una laurea in lettere ed esperienze da cameriere e bagnino: «Non ho aspettative, è come a fare lo sbarco in Normandia armati solo di una beretta. Si dice che per questa preselezione abbiano puntato sulle domande di logica (svolta poi confermata, ndc), una scelta così poco italiana, in compenso amici e famiglia sono d'accordo: se è a tempo indeterminato è un buon lavoro».
Risponde con l'entusiasmo della giovane età Carlotta Carta, anche lei livornese e senza tempo da perdere: «Sono uscita dal Vespucci da poco e conto sulla freschezza dei ricordi scolastici per i quesiti di diritto, il resto lo sto studiando all'università: oggi pomeriggio tra l'altro ho un esame di diritto commerciale».
Laura Banchetti invece di anni ne ha 51 e per trovare lavoro è costretta a “scontrarsi” con la figlia: «Fino a maggio dello scorso anno facevo movimentazione auto, poi è arrivato il licenziamento. Sono in disoccupazione e devo provare questo concorso se non altro per evitare il rimorso, anche se mi troverò di fronte la mia Benedetta, anche lei in cerca di un'occupazione».
Quasi coetaneo (47 anni), proveniente da tutto un altro mondo ma con la stessa determinazione, è Davide Valenti: «Sono un avvocato di Palermo e ho un credito nei confronti dello Stato che però non mi paga. Dopo aver subito quattro aggressioni mi sono stancato, ho deciso di lasciare la mia terra per far crescere mio figlio in una città mitteleuropea come Livorno».
La formazione sul diritto degli enti locali è il suo pane quotidiano, mentre è un'assoluta novità per l'amico Massimo Cappelli da Montevarchi, incontrato durante il viaggio in treno verso il Palamodì: «Lavoro nel negozio di abbigliamento della mia famiglia, ma il settore è sempre più in crisi. La mia compagna invece è infermiera, lavora a Empoli, vogliamo finalmente sistemarci e questo concorso mi è sembrato l'occasione per avvicinarmi al suo luogo di lavoro».
C’è chi non si scoraggia per i disagi annunciati alla vigilia, come la venticinquenne Annalisa Terreni, che studia giurisprudenza mentre lavora come amministrativa in una ditta di riparazioni navali: «Ho saputo che non c'è l'aria condizionata, ma mi sono portata la ghiacciaina». C'è chi invece non transige: «Nutro tanta speranza per questo concorso, ma è male organizzato: farlo a fine giugno e senza ventilazione è una mancanza di rispetto verso chi cerca lavoro», dice Giulia Collecchi. Un problema che Bianca Bertolini ha riscontrato da vicino: «La ragazza accanto a me era incinta e si vedeva che durante la prova era molto in difficoltà».
Stefano Silvestri, invece, laureato in filosofia alle prese con la specialistica per poter insegnare, dà «comunque un voto alto all'organizzazione, perché non si potevano far miracoli, ma era meglio scaglionare diversamente gli ingressi». Sempre meglio dell'altro concorsone del 2013, commenta Stefano Calvani che lavora già in Comune a Firenze: «Quello per i vigili urbani. Feci anche quello pur di tornare nella mia Livorno, in "carriera" ne ho una ventina».
Ma alla fine com'era questa preselezione? «Alla fine bastava studiare le materie del bando. Alle domande di logica, sintassi e aritmetica ci si poteva arrivare, le più rognose erano quelle di diritto. Certo che 50 quesiti in 50 minuti...», chiude Irene Massai, 30 anni, una laurea in mediazione linguistica e un diploma al Mascagni. —
Matteo Scardigli
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