Gioco
«Chiude all’improvviso il centro disabili, nessuno ci ha avvisato»
La protesta dei genitori: «I monaci ci diano spiegazioni» Alle tre educatrici consegnate le lettere di licenziamento
LIVORNO. «Per i nostri figli quel centro e quelle educatrici sono una famiglia: invece abbiamo saputo solo per caso che chiuderà, le lavoratrici ci hanno riferito che sono state licenziate dalla sera alla mattina. Un fulmine a ciel sereno: e a noi nessuno ha detto ancora nulla». Laura Caglieresi è la madre di una delle cinque persone con disabilità di media gravità tra i 23 e i cinquant’anni che ogni giorno vengono qui, in questo centro diurno denominato “Istituto femminile Madonna di Montenero”: a poche centinaia di metri dal santuario di Montenero, in locali che appartengono ai monaci vallombrosani e che tutti conoscono come “Monteroso” (tanti anni fa era la sede della Misericordia montenerese).
Caglieresi parla a nome del comitato dei genitori: non vogliono mollare e, anzi, hanno annunciato l’intenzione di mettersi in contatto «con l’abate di Vallombrosa, con il vescovo Giusti, con il sindaco Salvetti e i suoi assessori».
«Mia figlia – afferma – vive per buona parte della giornata in quel centro da dodici anni, altri lo frequentano da ancor più tempo: è un ambiente positivo, le educatrici sono molto disponibili e cariche d’umanità. A mia figlia non l’ho ancora detto: non so come potrebbe reagire. Quel che ha ferito me così come gli altri genitori è soprattutto il modo: possibile che nessuno si sia sentito in dovere di comunicarci niente?».
Il centro è una sorta di diurno nel quale i ragazzi disabili vengono portati da un pullmino «fra le otto e le nove», restano lì a fare le attività insieme fino al pomeriggio e «fra le 15 e le 16» vengono riaccompagnati a casa. L’attività viene dura dieci mesi all’anno e viene sospesa in estate fino a settembre. Poi Caglieresi aggiunge: «Oltre ai nostri contributi mensili come offerte, il centro si regge dal punto di vista economico su lasciti di alcuni benefattori che nel tempo hanno destinato a quest’opera una parte dei loro averi. Lasciti per il sostegno del centro disabili: vorrei sapere che fine hanno fatto».
A quanto risulta, le educatrici non hanno controfirmato la lettera di licenziamento che gli volevano consegnare a mano: poi è stata recapitata ieri tramite raccomandata. Adesso si stanno rivolgendo ai sindacati per essere tutelate.
Secondo le informazioni raccolte, risulta che tempo fa si pensasse alla ristrutturazione dei locali per seguire le varie normative di settore: si era manifestato un problema di accesso per le dimensioni del varco su via di Montenero, poi la cosa è rimasta lì. «I nostri figli non sono oggetti, quel centro disabili non può esser lasciato morire così: per loro è importante», dice Caglieresi. —
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