Toscana
Ospedale: «Manca il personale e l’Asl non fa nulla», il fronte dei sindacati dichiara la guerra
Livorno: troppi straordinari e riposi saltati per tappare i buchi: proclamato lo stato di agitazione in tutta la Toscana costiera
LIVORNO. «Siamo ad un punto di non ritorno: le degenze sono al collasso per la mancanza di personale, i lavoratori sono richiamati continuamente a lavoro per sopperire le assenze, sono stati aperti nuovi servizi come la radiologia interventistica, senza provvedere a dotarla di personale sufficiente». Non potrebbe essere più duro il giudizio di Francesco Redini, segretario del sindacato Cisl funzione pubblica, a margine dell’assemblea organizzata dalle organizzazioni dei lavoratori Cgil, Cisl, Uil, Fials e Nursind. . Il fronte dei sindacati ha messo in piedi l’iniziativa di lotta puntando a proclamare lo stato di agitazione contro la direzione della maxi-Asl Toscana nord ovest.
È l’ultimo atto di un logoramento, se è vero che pochi giorni fa era stato il Nursind ad andare all’attacco con la leader provinciale Roberta Sassu che aveva sottolineato come anche soltanto guardando alla provincia livornese c’erano più di cento forfait di personale infermieristico e operatori Oss «tra malattie, gravidanze, congedi parentali e aspettative». Risultato: com’è possibile che non abbia conseguenze sia sul servizio ai pazienti sia sualla salute del personale in servizio il fatto di essere caricati di ore di straordinario e mancati turni di riposo.
Tanto per dare un’idea del clima che regna fra le parti in causa, vale la pena di sottolineare che «all’inizio – come raccontano i sindacalisti – ci hanno negato la sala per fare l'assemblea, per cui ci siamo accomodati in giardino: poi forse eravamo troppo visibili e scomodi, allora ci è stata offerta la sala Ceccarini, ma a quel punto siamo andati avanti con un'assemblea all'aperto».
Anche Daniela Boem (Fials) ironizza sulla propria pagina Facebook: «Assemblea campestre perché l'azienda non ha concesso la sala riunioni: poco male, con questo caldo...»
Alla mobilitazione delle organizzazioni sindacali che hanno dissotterrato l’ascia di guerra si è arrivati, dopo che – lo ricorda la Cgil sui propri social a livello confederale, riprendendo la nota firmata da tutto il fronte sindacale comprese le Rsu – la delegazione trattante di parte sindacale ha ritenuto che l’azienda non abbia «dato risposte» sull’esigenza di «affrontare nell’immediato le gravi criticità derivanti dalla carenza di personale in tutti i servizi». Tradotto in concreto: interrota la trattativa e tutta la maxi-Asl in stato di agitazione.
«È stato messo in piedi – insiste Redini – un sistema di valutazione mortificante, totalmente discrezionale, che porta a tagli del salario accessorio, ma soprattutto mortifica la dignità dei lavoratori, valutati non su criteri oggettivi, ma sul giudizio soggettivo di chi gli sta sopra».
Nel mirino – è questa una delle accuse che sono state mosse dai sindacati – è il fatto che «a tre anni dalla nascita della nuova Asl, ancora i lavoratori di Livorno sono penalizzati sulla produttività, avendo le quote più basse di tutta la maxi-Asl e la direzione non fa nulla per trattare i suoi dipendenti tutti allo stesso modo».
L’esponente cislino torna alla carica contro la direzione: «Non è stata capace in tre anni di uniformare le dotazioni organiche e Livorno – viene sottolineato – si trova a soffrire di più di altre zone, venendo da un'epoca Calamai in cui i tagli furono significativi, fra l'altro continuando ad avere un rapporto abitanti posti letto di un punto percentuale in meno rispetto alle altre zone, creando quell'effetto disastroso dei ricoveri di medicina in ortopedia o in chirurgia e con il pronto soccorso a tappo».
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