Il Tirreno

Livorno

riciclaggio di denaro 

L’ombra dei Casalesi su una fiduciaria labronica

Stefano Taglione

La finanza sanziona un’azienda di consulenza che stava curando per il presunto affiliato al clan l’acquisto di una società

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Secondo gli investigatori un presunto affiliato al clan dei Casalesi si sarebbe rivolto a una società fiduciaria di Livorno per acquistare un’impresa pistoiese attiva nel settore della ristorazione, con locali sparsi pure sulla costa. Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza, guidato dal tenente colonnello Gabriel Baron, ha contestato la violazione del decreto antiriciclaggio all’amministratore di un’azienda di consulenza labronica, inviando tutta la documentazione alla quinta direzione del ministero dell’Economia e delle Finanze, che ora dovrà decidere come sanzionarlo.

Al professionista, le Fiamme gialle, contestano la mancata segnalazione del cliente all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Una procedura obbligatoria in caso di operazioni sospette, che in questa circostanza non è mai avvenuta. A chiedergli di «costituire, intestarsi e amministrare un’azienda pistoiese attiva nel settore della ristorazione» – spiegano i militari – il casertano Feliciano Piccolo, 52 anni, già arrestato nel marzo del 2018 a Lucca dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, insieme ad altre persone, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla frode in pubbliche forniture, all’autoriciclaggio, al falso ideologico in atti pubblici e privati e alle frodi tributarie con emissione di fatture per operazioni inesistenti.

All’epoca dei fatti risultava titolare della Opera Italia srl, con sede in via dei Bichi, nella città delle Mura. Con quella società aveva investito in una villa stile liberty stimata 800mila euro, uno dei beni che fu messo sotto sequestro dagli inquirenti. Secondo l’accusa l’uomo è legato al clan camorristico dei Casalesi.

Stando a quanto accertato dalla guardia di finanza, Piccolo si sarebbe rivolto alla fiduciaria labronica – della quale non viene specificato il nome – per schermare la titolarità formale della futura azienda che voleva acquistare (anche questa non resa pubblica), un’operazione che di per sé viene definita legittima.

Il problema è che l’amministratore, di fatto il suo consulente, non ha mai segnalazione l’operazione come sospetta. E ora, pur non avendo compiuto alcun reato, rischia una sanzione di qualche migliaio di euro per aver violato il decreto legislativo 231 dei 2007, quello relativo all’antiriciclaggio. —

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